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Full text of "Catone in Utica : tragedia per musica"

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oot'H  ^ 

CATONE 

IN  UTICA 
Tragedia  per  Mujtca 

D  I 

ARTINO  CORASIO 
Paftore  Arcade 

Da  rapprefentarji  nel  Teatro  detta 
delle  Dame  nel  Carnovale 
de  ir  anno  1728. 

DEDICATO 

o/tLLA  SERENISSIMA 

VIOLANTE 

DI  BAVIERA 

Gran  Principeffa  di  Tofcana  • 


Si  vendono  nella  Libreria  di  Pietro  Leone  a  Pafquino 
  all^nfegna  di  S.Gio:  di  D?o  . 

Cm  licenza,  ds'  Snfencn\ 


UNC--CHAPEL  HfLC 


ì   

S6r.'"'Gran  Principeffa. 


Ra  Io  Brepho  ie  puh^ 
èlici  applaufiy  che  'vi  \ 
rìfuonan  d' intorno  , 
non  ifdegnate  Ser."* 
Gran  Principessa 
di  riuo/gervi  per  un  momento  al 
noHro  Catone  in  Utica  ,  che^ 
umilmente  'ui  rechiamo  in  tributo , 
1/  nome  di  un  tanto  Eroe  9  e  la  not^t 
A  2  ck" 


clcmenz^^  i  ^on  cut  generofamen^t^ 
decogliete  qualunque  benché  mem^ 
ma  offerta  i  pojpino  gtuBiJicare  in 
parte  r audacia  noBrai  e  ido'vk^ 
tutto  ciò  non  haHaffe  ^  è  fempre 
degno  di  compatimento  quel  fallo  ^ 
the  dwrva  da  fouerchio  amor  di  fe 
Jleffo  :  Colpa  troppo  untuierfale  y 
perche  debba  altri  arrojjìrne  .  Sa- 
rejjtmo  Siati  pera'wentura  meno 
arditi ,  fe  non  a'vejjtmo  cono  [cinto 
qumìo  à  noijìa  glorio  fa  la  libertà  ^ 
che  benignamente  ci  permettete  di 
poterci  €oL  più  profondo  ri fpetto 
"pubblicare 


'-5i:ì>?  lisrc«*.  '  ttm«!!!fe  •^imS  :  hmifi.^  S>\s\Vs; 

à/nquU0i Servii ' 

-isV^uavr  a^n-jiV'ì  ; v^^::  .-,  v  .  .siti 

i  h  A  R- 


'^I0mo  M  e;n:t  o!^ 


Oppo  la  morte  dì  Pompeo  il  di  luì  con-* 
tradiitore  ÓiUlio  Cefàréfàttòjì  perpètuo 
Ùittatwe  fì  vidde  rpHdpre:omaggia  nojn 
fvlo  da  P^o^a  >  e  dal  S enato ,  ma  da  tutto  il  rima" 
-  nenté  del  '^^^^  da  Càtùnc  il  minóre^  S^-' 

inato^e 

go  delta  fua  morte.  Vomo  gii  venerato  come 
dre  della  IPatrid  fièri  menò  ph  Vaujìera  integriti 
d^joiiumì  ^  c^K  p^r  il  valore^  grand*  ^mici>  di 
TompeOi  &  acerbiffimo  difenfore  della  liberti 
%prhanà^\  ^iefìi  avendo  raccolti  m  Vtica  li  pò- 
tìn  avvan'T^i  delle  difperfe  mili:(ie'PonspejaneyCon 
ì  ajiéto  di  Giuba  I{è  de' ÌS^umidi'^  sAmtco  fedeU0- 
tno  della  T^èpublicu  i  ebbe  coilanxi  di  opporfi  al^ 
la  felicità  del  Vincitore  .  Gufare  vi  acco^fe  con 
efer cito  numexofoye  benché  in  tanta  difuguàgìian* 
^a  di  for^e  faffe  fìcurijjìmb  di  opprimeHo'^  puir^ 
in  vece  di  minacciarlo  ,  innamorato  della  virt,^ 
di  luti  non  trafc tiro  offerta  3O  preghiera  per  ren'^ 
derfelo  amico  ;  ma  qtieglì  rìcufanda  aspramente 
qualunque  condi^one^  quando  tndd^dtfperàt a  ù 
difefa  di  l{oma  i  volle  almeno  morir  libero  ucci" 
dendo  fe  fteffo ,  Cefare  nella  morte  di  lui  diede  fé» 
gni  di  altìfjimo  dolore ,  laf dando  in  dubbio  la  pO" 
fierità  fe  foffe più  ammirabile  la  generosità  di  luip 
j;he  venerà  ,4  sì  alto  fegno  la  virtù  ne'  fuoi  T^^e- 
njici ,  0  la  cofian:(a  dvW  altro ,  che  non  volle  fo-^ 
fravvivere^aUa  liberti  dellirpatria . 

i^  v  A  3  TfittQ  . 


tutto  dè  ft  à dagli  Stùfkly  il  nfto  è  ve- 
tiJìmUe  .   .  '  ,      •    .  ■  '  ; 

'PercormdQ  della  Mufica  cangeremo  il  no- 
me di  Cornelia  wdova  di 'Pompeo  ^  in  Emilia  ,  e 
quello  del  giovane  yuba  ^  figlio  deW  alm  ^uba 
di  J^umldia  in  Orbace . 

Le  parole  T^umi ,  Fa$ù  &c*rnon  dnnerofa 
uteuna  di  comune  cogl%néerni  femmenti  deW^U' 

clic  fi  prof  e^a  vero  Cattolico  • 

La  Scena  è  in  Utica  Città  dcirAfrica  > 


Im?  ri  ma  tur  I 

Sì  fìd^bkur  Rmo  Pàtri  Sacd  Palàgi 
Apoftoìiei  Magiftro  ^ 


Impr I m  a  t  u  r  . 

Fr.  Gregorius  Selleri  Ordinis  Pra^di- 
catorum  Sacri  Palacii  Apoftoiici 

Magider  •  . 


*7 

ItltitazhnliiiiScmc^ 

.        NELL'  ATTO  PRIMO  . 
S&Ia  d'armi» 

Parte  interni  delle  mura  di  Utica  con  Port;t-ji 
della  Città  tn  profpctto  chiufa  da  un  Pottu  9 
che  poifi  abbfliTà  . 

Fabriche  in  parte  rovinate  vicino  al  foggiorno 
di  Catone  . 

NELL'ATTO  SECONDO . 

AUoggiamcntì  mititarì  sò  le  rive  del  fiume  Ba- 
grada  con  varie  Ifole,  che  comunicano  frà 
loro  per  di verfi  Ponti  • 

Camera  con  fedite  » 

NELL*AtTO  TERgOt 

Cortile  • 

Acquedotti  amichi  rldoulad  ufo  di  firada  %* 
terrane«|Che  condueonodalU  Città  alla  ma^ 
fina  con  port^  chiufa  da  un  lato  del  pro^ 
fpetto  • 

Luogo  magnifico  nel  foggiorno  d^  Catone  • 


inge^nm^  ^  Pittore  ielle  Scene  . 
Il  Signor  Alcflandro  Mauri . 

Inventore  ,  e  Direttore  de^  Balli . 
Mpnsù  Sarò  • 

a  A  4  PER^ 


■è 

CATONE  ^  , 

II  Sig.  Gìo\  Battila  Pinaccf  ^  VhtHofo  di 
S.A.S.  il  Sìg^  Principe  d'*  drmftat  . 

CESARE 

//  Sig.Glùvànni  CareftHìyPirtuofo  diS.AS. 
il  Sig.  Duca  di  Parma  . 

MARZIA  Figlia  di  Catoiìe  ,  e  ^nifnte  oc- 
culta-di  Gefajfe  I 
:  //  Sig.  Giacinto  Fontana  da  Perugia  ^  dettQ 
Farfallino  • 

.AR  B  A  C  E  Principe  Reale  dl  Numidla  amico 
di  Catone^  e  amante  di  Marzia 
Jì  Sig.  Gioì  Battifta  Mineìli  ,  Virtu^fo  41 
Skj^.S.  il  Sig.  Prinape  é^  Armftat .  ^ 

EMILIA  Vedova  di  Pompeo 
y    II  Sig.  Giotfmni  Oft  ,  Virtmfo  di  S.  E.  il 
SignPrencipeBorgfje/c* 

FULVIO  Legato  del  Secato  Romano  a  Ca- 
tone del  partito  di  Cefare,  e  amante  dì  Emilia 
//  Sig.  Filippo  Giorgi . 

Alufica  del  Sig.  Leonardo  Vinci  Pro- Vide-Mae- 
fif o  della  Real  Cappella  4i  Napoli  é 


ATT  O  L 

S  G  E  N  A   P  R  I  M 

Sala  d'Armi . 

Catone  MarT^ia  jgrbact . 

J>i^r.Tp%  Erche  si  mefto  o  padre  ?  oppreflia  è 

jÌ     Se  giunge  a  vacillar  la  tua  coftan- 
il^'  Parhi  :  ài  cor  d-tìna  figlia  (  za  • 

La  fvtl^tura  maggiore 
.  Di  Uìcce  le  fveiKure  c  il  tuo  dolore  . 
Jtrb,  Signor  eh-  penliPin  qu^  1  fiknzio  appena 
\\  Hicoiiofco  Caton£  .  Ov  e  !o  (degno 
Figlio  di  tua  virtù  ?  do  v*é  il  coraggio  ? 
Dove  raniìiia  intrepida ,  e  feroce  ? 
Ah  (e  dei  tuo  gran  core  l 
L'ardir  primiero  c  in  qualche  parte  edinta,. 
Non  v'épiù  liberta  j  Cefare  à  vinco  • 
Cat.  Figlia  ,  Amico ,  non  lempre 
,  ^  L4  ineftizia ,  il  filenziiò  '  ^  ' 

*    1E  feghòdi  vilbde:^  e  ag^         aitigli  ' 
Si  coafondon  fovente 
.;.L^  pruden^^ ,  C  il  tiraor;:ic  penfo,  iC  taccio. 
Taccio,  e  penfo  a  ragion.  Tutto  à  fcon  volta 
<i -©iXefireil  foror.  Per  lui  f  artiglia  .  •  ^ 
E' di  fingile  ^^ivil  tiepida-anc^^ 
Per  lui  più  aoa  s'adora 


ro  A   T   T  O 

Roma ,  il  Senato ,  al  dicul  cenno  un  gìoTHio 
Tnmavaiì  Parco  ,  irìipallidia  lo  Scica  : 
Pa  barbara  ferita 

Per  lui  sù  gii  occhi  a^  tradicor  d'Egitto 

Cadde  Pompeo  erafitco ,  e  folo  ia  queftc 

D'Uuca  aPiguftt  mura^ 

Mai  (ìcuro  riparo, 

Trova  alla  fua  fu  ina 

La  fuggitiva  liberta  latina  4 

Cefare  abbiamo  a  fronte 

Che  d*afledio  ci  Attinge i  i  noftrl  Armati 

Pochi  fono  ,  e  niaifiui  :  in  me  ripone 

La  fpeitie  ,  che  le  avanza 

Koma,  che  gane  al  fuo  Tiranno  in  braccio: 

E  chiedete  ragion  s*io  penfo  s  C  tacciò? 
Mar.  Ma  non  viene  a  momenti 

Cefare  a  te? 
•^rb.  Di  favellarti  ei  chiede  . 

Dunque  pace  vorrà  . 
Cat:  Sperate  in  vano  , 

Che  abbandoni  ima  volta 

11  defio  di  regnar  .  Troppo  gli  cofta 

Per  deporlo  in  un  punto  . 
Mar.  Chi  sa  ?  I^iglio  é  di  Roma 

Cefare  ancor  . 
Cai  Ma  un  dlfpfetatd  figliò 

Che  fet-va  la  défia  5  Ma  un  figlio  mgrato  y 

Che  per  domarla  appieno 
Non  feote  orror  nel  lacerarle  il  feno . 
^rh.  l  uttà  Romanon  viafe 
Cefare  ancora  .  A  lapèrar  gli  refta 
il  riparo  più  force  al  fuafurore  ^  ;  ^ 


PRIMO.  |« 

CaL  E  ch€  gli  reft4  mai  1 
^rh*  Refta  i!  tuo  core  . 

Forfè  più  tipriorofo 

Verrà  dinanzi  al  tuo  fevero  ciglio  y 
i^Che  aUVA-fia  tutta ,  ed  all'Europa  armata  ^ 

E  fe  dal  tuo  configlio 

Regolari  faranno  /ultima  fpeme 

Non  fono  i  miei  Numidi  :  anno  altre  voltCì 

Sotto  Duce  minor,  faputo  anch'efli 

All'Aquile  Latine  in. quello  fuolo 

Moftrar  la  fronte ,  e  trattenere  il  volo  • 
Cat^  Wè  noto  ,  e  il  più  nafcondi , 

Tacendo  il  tuo  valor ,  l'anima  grande  > 

A  cui  >  fuor  che  la  forte 

D'efler  figlia  di  Roma ,  altro  non  manca  ♦ 
v4Yb.  Deh  tu  fignor  correggi 

Qiicfta  colpa  non  mia  ;  la  tua  virtude 

Nel  fen  di  Marzia  io  da  §ran  tempo  adoro  # 

Nuovo  legame  aggiungi 

Alla  noftra  amtftà  ,  fo^ri  ch'io  porga     ,  : 

Di  Spofo  a  lei  la  mano  j 

Non  mi  fdegni  la  figlia ,  e  fon  Romanpii- 
Mar.  Come  1  attor  che  paventa 

La  noftra  libertà  l'ultimo  fato , 

Che  a  noftri  danni  armato  . 

Arde  il  Mondo  di  bellici  furori  ^fv^  ^ 

Parla  Arbace  di  nozze ,  e  chiede  j^liiori  f)) 
Cat\^  Deggion  le  nozze  ,  o  figlia  ^ 

Più  al  pubblico  ripofo  , 

Che  alla  fcelta  feryir  del  genio  altrui  • 

Con  tal  cambio  di  affetti 

Si  mcfchiftUQ  le  cure  ;  Ogn'iia  difende  ; 

A  6  Par- 


rt  A   T   T  Ó 

Parte  di  Te  neiralcro ,  onde  mimici 
Di  nodo  si  tenace  " 

Crefcon;grimperi,e  ftànno  i  Regni  in  pace. 
^rb.  Felice  me  ,  k  approva 
ÀI  par  di  te  con  mèn  turbate  cigUa 
Marzia  gli  afFccti  miei . 
Cat'  Marzia  è  rnia  figlià  . 
Mar.  Pache  tua  figlia  io  fono^tfon  Romana 
Cuftodifcogelofa 
Le  ragioni ,  il  decoro 
^  ^ Ddlà  patria        (angue tetu  vorrai 
V  Che  la  tua  prole  ifteffa ^  ma  che  nacque  i 
Cittadina  di  Roma ,  e  fii  nudricat 
All'aura  trionfai  del  Campidoglio  9 
Scenda  al  nodo  d*ua  Ré  ? 
(  <3he4>«lI'Orgo^^ 
Cat.  Come  cangia  la  forte  a 

5i  cangiano  i  coftumi  j  in  ogni  tèmpo  i 
c  Tanto  faftonon  gk)va  ,  e  a  te  non  ftce 
Efaminar  la^olontàdel  Padre- 
Priiìcipe  non  temer  ;frà  poco  avrai 
Marzia  tua  Spofa.Jft  queiie  braccia  intanto 

Catone  abbraccia  Orbace . 
Del  mio  paterno  amore 
Prendi  iljp^na  primiero ,  cri  rammenta 
Ch'oggi  Roma  é  tua  patria^,  il  tuo  dovere. 
Orche  Romano (ei ,  . 
di lalvat* la > odi  cad er  con  1  ei . 

Con  si  bel  nome  in  fronte 
Combatterai  più  forte  • 
Kifpetterà  la  Ibrte 
Di  Rom  a  un  figlio  in  te  * 

;  '  Li- 


Libero  vi  vi ,  e  quando 


Te'l  nieghi  il  fico  ancora , 


Almeo  come  fi  mora 
Apprenderai  da  me . 


Con  &c.  fam  . 


SCENA  IL 


^r&.T^  Over!  aflPetti  miei 

I Se  non  faniìo  impetrar  -dal  tuo  bei 


Si  fpiegano  i  miei  fguardi ,  ^ 
Che    il  labro  noi  dice ,  ancor  noi  (al  ? 
Mar.  Ma  qual  prova  fin'ora 
Ebbi  delTaaior  tuo? 

Nulla  chiedefti .  rìQ  iK^^iiif  i 

Mar.  E  s'io  chiede  (fi ,  o  Prence  9         - 1 

Quefta  prova  or  da  te  ? 
Arb,  Fuor  ,  die  lafciarti,, 

Tutto  farò  .  ^  ■  1' 

Mar.  Già  fai  .    x  >  , 

Qualdi  efeguirneceffità  tlftjrfng^  . 
Se  mi  f[)i:oni  a  parlar . 
Arb  Parla  :  ne  brami 
Sicurezza  maggior  ?  su  la  mia  fede  ^ 
Sul  mio  onor  ti  affieuro ,  (  ro  , 

Il  giuro  a  i  Numi ,  a  queVfeegli  occhi  il  giti^ 
Che  mai  chieder  mi  puoi?  14  vita?  il  Sogiio? 


Pietà  >  Te  noa  amore  • 
Mar.  M*am^  Arbace  ? 
^rb.  bc  t'orno  !  e  così  poco 


•a 


Impoaivckguirò  • 


Mar. 


T4  A        T  O 

Mar^  Tanto  non  voglio . 
Bramo ,  che  in  quefto  giorno 
Non  fi  parli  di  nozze  :  a  cua  richiefta 
II  Padre  vi  acconfcoca  ,  " 
Non  {appi  i  ch'io  Timpofi  ,  e  fon  <:ontcota^ 
Art.  Perche  voier ,  ch'io  (teifo 

L'i  mia  felicità  tanto  allontani  ? 
JM^*  Il  merco  dì  ubbidir  perde ,  chi  chiede 

Ld  ragion  del  comando  . 
Arb.  Ah  so  benlo 
Qiial  oc  fia  la  cagion  *  Gefare  ancora 
E*  la  tua  fiamma.  All'amor  mio  perdona 
Un  libero  parlar  5  sò  che  Tamafti , 
Oggi  in  Ucìca  ei  viene ,  oggi  ci  fpiace 
Che  a  parli  di  nozze  ,  i  miei  fponfali 
Oggi  ricufi  al  Genitore  in  faccia  ^ 
E  vuoi  da  me  ch'io  ti  ubbidifca ,  e  caccia  ? 
Mar.  Forfè  ifofpetci  tuoi 
Dileguar  io  potrei ,  ma  tanto  ancora 
Non  deggio  a  te.Servi  al  itóo  cenno,c  penfa„ 
A  quanro  prometterti ,  a  quantoimpofi  . 
Arb.  Ma  poi  quegli  occhi  ajnatj 

Mi  faranno  piecofi ,  o  pur  fdegnaci  ? 
Mar^  Non  ti  minaccio  fdegno  5 

Non  ci  prometto  amor  . 
Damaa  di  fede  un  pegno  t 
fidati  del  mio  cor  > 
Vedrò  fe  m'ami . 
'  Edi  premiarti  poi  :    U  #^  T- 

jReftila  cura  a  lise  ^   /t  l  > 
Ne  domandar  raercc 
pur  la  bramii . 
Oi^-À  Non&c.  parte^  SCE- 


P  R  I  M  0>  fjfe 

SCENA    1 1  L 
Arbace. 

GHe  giurai  !  che  promili  !  a  qual  comando 
'  Ubbidir  mi  conviene  !  e  chi  mai  vide 
Più  milero  di     ?  la  mia  Tiranna 
Quafi  su  gli  occhi  mici  fi  vanta  infida , 
Ed  io  l'armi  le  porgo,  onde  m'uccida  • 
Che  legge  fpiecaca! 
Che  forte  crudele  ! 
D*un'alma  piagata  ^  , 
D'un  core  fedele  y 
Servire, 
Soffrire, 

Tacere ,  e  penar  . 
Se  poi  rinfclice 
Domanda  me^-cede 
Si  (prezza  ^  fi  dice 
Che  troppo  richiede  ^ 
Che  impari  ad  amaic,»  .M. 

Parte  Interna  delle  mtira  di  Urica  con  poi;a.  j, 
della  Città  in  prolpetto  chiufa  da  un 
Ponte,  che  poi  fi  abbaila . 

Catone  p(yì  Ce  fare  eFiitvìo  .  * 

C^f.T^  Uuque  Cefare  venga.  loiion  intenda 
JlJ  ó^al  cagimi  lo  cònduca!  e  ingan- 
no i  é  cerna  1 
Nò ,  d*ua  Romano  in  pwtsi:^; 


^      ^         ATT  O 

Non  giunge  a  canto  ambizion  d'ImperOrj 

Che  dia  ricecco  a  cosi  vii  penfìero . 

Cala  il  pontc^.e  fi  vede  venir  Cefare  crnSuL 
téf.  Con  cento  fqnadre  ,  e  Cerno 
A  mia  drfefa  armate  in  campo  aperto 
Non  mi  prefentG  a  te  .  Senz'armi  e  falò 
Sic  uro  di  tua  fede 

Frale  fnura  nemiche  io  porto  il  piede 

Tanto  Cefare  onora 

La  virtù  di  Catone  >  emulo  ancora . 
C^f.  Mi  GoaGfci  abbaftanza  >  onde  in  fidarti 

Nulla  più  del  dovere  a  me  renderli . 

Di  che  tenìer  potrefti  ? 

In  Egitto  non  f  i  ;  qui  delle  genti 

Si  fcrba  ancor  Tuniverfal  ragione , 

Ne  viion  Tolomei  dove  é  Catone  . 
C^/"  E*  ver  5  noto  ini  fei  ;  già  il  tuo  gran  nome 

fin  da  primi  mm  a  venerare  appreii . 

In  cento  bocche  intefi  ^ 

Delia  Patria  chiamarti 

Padre  ,  €  (bftegno ,  e  dt  Ile  antiche  leggi 

Rigido  diiinfor  .  Fù  poi  la  forte 

I^rodigaairarmi  mie  del  fuo  favore  • 

Ma  racqiìifto  niagg'ore  r 

Per  cui  conceiKo  cgn^altfoacqurftoio  c^dOj 

E  Fijmidziajtaa  5  quefta  ri  chiedo  .  : 
^uL  E  il  Senito  la  chiede  :  a  vih  iivinvia 

Nuncio  del  fuo  voler  .  E'  £empo.ormai ,  ■ 

i^he  da' privati  fdegni 

ia  combattuta  patria  abbia  rippfe^.,,;.^ 

Scema  d'abitatori ,  o^-'ùk         :fc  mM 

E'già  ritalia  afflitta i  alkc^mpagive  v 


P  R  I  M  O.  ì7 
Già  mancarlo  i  Cultori  ;  >  ; 

Maiicail  ferro  agli  aratri ,  in  ufo  u'arnn 
Tdtc^  ì!  furor  Converte  ,  e  mcncre  Roua 
Con  le  fue  mani  il  proprio  tea  divide , 
Gode  l*Afia  incorante  ,  Africa  ride  . 

Cat.       vuol  Cacone  amico 

Facilmente  lo  avrà  :  fia  fido  a  Roma  • 

Cef.  Chi  più  fido  di  ivc  ?  Spargo  per  lei 
Il  fudor  da  gran  tempo  ,  e  il  f«ngue  mio  . 
SoiV  io  quegli  fon*  io ,  che  su  gii  alpellri 
Gióghi  del  Tauro,  ov'  é  più  al  Ciel  vicino^ 
Di  Marte  Ve  di  Quirino 
Fé  rifuonar  la  priaia  volta  il  nome . 
Il  gelido  Bdttanno 
Per  me  te  igilgte  ancora 
Romane  infegne  a  venerare  apprcfe  i 
E1dal  Clima  remoto 
Se  venni  poi • .... 

Cat.  Già  tutto  il  refto€  noto, 
pi  tue  flimofc  ìmprefe 
Godiamo  i  frutti ,  e  in  ogni  parte  abbiamo 
Pegni  dell' amor  tuo  .  Dunque  mi  creUi 
Malaccòrto  così  ^  ch^io  non  ravvifi 
Velato  di  virtude  il  tuo  difegno  ? 
So ,  che  il  defiòdi  Regno  ,  ,  v 

Che  il  tirarinicogenip  5  onde  infelici  f 
Tanti  ài  ref(y  fin  qui .... .  -r^ 

tal.  ^Signor  ?  che  dici  ? 

Di  ricomporre  i  difii^^ici  affetti 

Non  fon^  quefte  k  vie  \  di  pace  io  venni^ 

Non  di  rifle  miniftro  •  i2 

Cat.  Ebeti; fi 'parMiit  -Uiim^.^nì^yr  \  >  \ 
;^  ^  (Ùdum 


A  ¥  T  G 
^  'f  ITdiàni  5  che  dir  potrà .  ) 
fui.  (  Tanca  virtudc 

Tròppo  acerbo  lo retid^  )      4  Cefàmi^' 
Ce/;  (Io  Tammiro  perojfe  ben  m'offende)  »FhI. 

Pende  il  Mondo  divifo^ 

Dal  tuo  9  dal  cenno  mio ,  fol  che  la  noftlì 

Amcmz  fi  Aringa  il  cacto  é  in  pace . 

Se^  del  fangue  Urino  -  ^ 

Qualche  pietà  pur  fenti  yi  fenfi  mkì 

Piacidoàfcorceraié 

S  e  E  N  A  V. 

£mìliay€  detti . 

imi ,      He  veggio  ò  Dei  ! 

V.-t  Qnefto  é  dunque  l'afilo  i 

€h'  io  fperai  da  Cacone  !  un  luogd  ifleflfo 

La  fventuraca  accoglie 

Vedova  di  Pompeo  col  fuo nemico  I 

O  ve  fon  le  promefTe  ?         a  Catmt  • 

Ove  !a  mia  vendetta  ? 

Cosi  fveni  il  Tiranno  ? 

Cosi  d'Emilia  il  difenfor  tu  fei  ! 

Fin  di  pace  fi  parla  in  faccia  a  lei  j 
fuL  (  In  mezzo  alle  fventure 

F  beUa  ancor .  ) 
€at.  Tanto  trafporto  Emilia 

Perdono  al  tuo  dolor  .  Quando  robllo 

Delle  privaceoffefe 

Ucil  fi  rende  al  comun  bene,  ègiufto^ 
Emié  Qua!  utile ,  qual  fede 
Sperar  u  pud  dairoppr-etìfor  di  Roma  ? 

-  Cef. 


P  R  I  M  0  . 

Cef.  A  Cefarc  opprefror  ?  chi  rombri  eitaucc 
Colla  funebre  pompa  ,  ^  va 

Placò  del  gran  Pompeo  ?  forfè  ti  col  fi  ^ 
Armi ,  navi ,  e  compagni  ?  a  ce  non  rcS 
Elibercadc,  evita? 

EmL  Io  non  la  chiefi  . 
Ma  giacché  vivo  ancor j^fapra  valermi 
Coatro  te  del  tuo  don  :  finche  non  vegga. 
La,  tua  tefta  recifa  e  terre ,  e  mari 
Scorrerò  difperata  :  in  ogni  parte, 
Lafcerò  le  mie  furie ,  e  canta  guerra.    '  ^ 
Contro  ti  defterò ,  che  non  rimanga 
Più  nei  Mondo  per  te  ficura  fede  . 
Sài  che  già  ce  'I  promifi ,  io  ferbo  fede  ♦  ^ 

Cat.  Modera  il  tuo  ifuror .  .^^v  * 

Cef.  Se  canto  ancora 

Sei  iTdegnau  con  me>fel  troppo  ìngiufl:** 

Em/v  Irtgiulta  ?  e  tu  non  fci 

ia  cagÌQu  de'  miei  mali  ?  il  mio  Coafartc 

Tua  viccima  non  fu  ?  forfè  prefentè 

Non  ero  alior ,  che  dalla  nave  ei  fcefc  >  y 

Sul  picciolo  del  Nilo  infido  legno  ? 

Io  con  queft'  occhi ,  io  vidi 

Splender  l'infame  acciaro ,  ■    ^  ^  (  di 

Che  il  fen  gii  aperfe .  11  primo  fangue  io  vi- 

Macchiar  fuggendo  al  traditore  il  volco  • 

Fri  i  barbari  omicidi        ,  '  . 

Non  mi  gittai  >  che  quefto  ancor  mi  tolfc 

L'onda  fi  apofta ,  e  la  pietade  aicrui . 

Ne  v*  era  ,  il  credo  appena , 

Di  tanto  già  feguace  Mondo ,  un  [ola  iC;^^ 

Chepocetìc  a  Pooipep  chiuder  1  e  cigliai 

-  v-         "  "  '  ■  '  '  Tan- 


.^o  A   T  T  O 

Tanto  Invidian  gli  I)ei  chi  lor  fotniglia  ! 

tul.  (  Pietà  mi  defta .  ) 

Cef*  Io  non  ò  parte  alcuna 
Di  Tolomeo  nelP  empietade  :  affai 
La  vendetta ,  eh'  io  prefi >  é  mapìfefta  ♦ 
EsàilCicI ,  tu  lo  (ai , 

,  S' io  pianfi  allor  sii  l'onorata  tefta  • 

Cat\  Ma  chi  sà  fe  piangerti 
JPergioja ,  o  per  dolor  ila  gio/a  ancorài 
A' le  lagrime  fiie  »  "  ^ 

Pompeo  felice 
Invidio  il  tuo  morir ,  fe  fu  baftante  - 
A  farci  meritar  Catone  amico .  " 

Di  si  nòbile  invidia 
Nò»  capace  npn  fei  tu ,  che  poterti 
Contro  la  patria  tua  rivolger  Tarmi  • 

JtuL  Signor,  qutfto  non  parmi 
Tempo  opportuno  a  favellar  di  pace  • 
Chiede  raflFar  più  folitaria  patte  ^ 
mrnte  pia  fereaa  • 

%at^  Al  mio  foggiorno  (  tanto 

Dunqtie  in  breve  io  vi  attendo  *  E  tu  fra- 
Penla  limilia  ,  che  tutto 
ILafciar  Taffanno  in  liberta  non  dei , 
«Giacche  ti  fè  la  forte 

figlia  a  Scipione ,  ed  a  Pompeo  Conforte  . 
Si  fgomenti  alle  fue  pene 

i  II  penfier  di  Donna  imbelle , 
Che  vii  fangue  à  nelle  vene  , 
Che  non  vanta  un  nobil  cor  . 
Se  lo  (degno  delle  ftelle-  ^ 
^Fokrar^eglio  non  fai 

Ar-^ 


P  R  I  M  Ò.  54 1 

ArrolBjr  tròppo 


E  lo  Spofo  ,e  ilGenltor  ^  P3 


Si  &:c*         parte  . 


S  C  É  N  A    V  I. 

'      èefare  Emlia  \ e  Fulvh . 

Cef.  qpU- taci  Emilia.?  ia  quel  filenzio  i# 


Un  principio  di  calma . 
Emi.  T'inganni.  Allor  ch'io  «accio  t 

Medico  le  vendette. 
Fui.  E  noti  ti  plachi 

D'un  Vincitor  si  gencrofo  a  fronte  ? 
Emi.  Io  placarmi?  anzi  Tempre  in  faccia  a  hxk 
Se  foffe  ancor  di  mille  (quadre  cinto , 
Dirò ,  che  l'odio ,  e  che  lo  voglio  eftinta  • 
Cef^      Neir  ardire  ,  che  il  (eno  ti  accende^^ 
Così  bello  loidcgiio  li  rende  , 
Che  in  un  punto  mi  detti  nel  petto 
Meraviglia,  rilpetco^a^  1  • 
E  pietà .         r '  ■  -^^-^  ^^-C'  ^  a:^ 

;:|    .  Tu  tn'infcgni  co»  quanta  coftanz;! 

Si  contrari  alla  forre  inumaha  , 
.  E  che  fono  ad  uiV  alma  Komané 

Nomi  ignori  timore ,  e  viltà .  ' 
•^t     -;     -  Ncir  ardire  &c.  farti. 

s  e  E  N  A   VI  I. 

Emlta\  e  Puhìo  • 

\^  J^  Ùm%^è^  %  chi  ti  refe 


fpero 


¥i  t   T  Ò 

DiCefarcfeguaceiamerìemico?  ' 
fuL  Allor  eh'  io  lervo  a  Roma 
Non  fon  nemico  a  te  •  Troppo  ò  nell'  atoai 
De'  pregi  tuoi  la  bella  imago  imprefla  • 
E  s' io  men  di  rifpetto 
Aveflì  al  tuo  dolor ,  direi  che  ancora 
«Erriilia  m'innamora:  ; 
Che  adeflb  ardo  per  lei  qual'  arfi  pria  f  ^ 
Xhe  la  fventura  mia  ''^ 
A  Pontpeo  la  donafle  :  e  le  direi , 
eh'  é  bella  anche  nel  duolo  agli  occhi  micu 

Mal  fi  accordano  iafieme 
Di  Celare  l'amico , 
r  E  l'amante  d'Emilia  :o  lui  difendi , 
O  vendica  il  mio  Spofo  ;  a  quello  prezzo 
Ti  permetto  che  m'ami . 

(  Ah  che  mi  chiede  ? 
Si  lufinghi .  ) 
£mì.  Che  penfi  ? 
Fui.  Penfo  »  che  non  dovreffi 

Dubitar  di  mia  fé . 
Em.  Dunque  l^rai 

Miniftro  del  mio  fdegno  ? 
Fui  Un  tuo  comando 

Prova  ne  faccia  • 
Emi  Io  voglio 
Celare  eftinto  .  Or  poflb  " 
Dite  fidarmi  ? 
Fui.  Ogn'  altra  man  farebbe 

Menfida  della  mia-  ^ 
^mi.  Queftoperora  ' 
Date  mi  balla,  inoififrvàti  altrove 

Imex*  i 


PRIMO.  xs 
I  mezzi  a  vendicarmi 
Sceglier  potremo  • 
Fui.  Intanto 

Potrò  fpiegarti  almeno 
Tutti  gli  afl^tti  miei .  [ 
£i»/.  Non  c  ancor  tempo 

Che  tu  parli  d^amore ,  e  ch'io  Va  fcoltl  ^ 
Pria  fi^adempia  il  difegno ,  e  allor  più  lieta 
Forfè  ti  afcolterò  .  Qn_al  mai  può  darci 
Speranza  un  Infelice  l 
Cinta>  di  bruno  apfimantp  , 
Con  l'odio  in  petto ,  e  sii  le  ciglia  il  piantof 
FuL  Piangendo  ancora 

:    Kinaicer  fuole 
Xa  bella  aurora 
Nunzia  del  Sole , 
E  pur conduce  a 
Sereno  il  dì. 
Tal  irà  le  lagrime 
Fatta  ferena, 
Può  da  queft' anima 
Fugar  la  pena 
La  c#ra  luce, 
Cht  mloyaghi  • 

Piangendo  Sic.    parte  i 

S  C  V^-mA^^VlìL^  ':^ 
Emilia . 

SE  gli  altrui  folli  amori  ^Icolfo,  tkfkoi,  ' 
£  s*  io  refpirf)  ^ìncor  dopo  il  cuofi*to  .^,5: 
PerdojiA  0       4 «aio .      ,  ^  ^  : .  ^ .  f 


24  A   T  T  Ò 

Perdona  :  a  vendicarmi 

Non  mi  reftano  alcr'  armi .  A  te  gli  afFecti 

Tutti  donai ,  per  te  li  ferbo ,  e  quando 

Termini  il  viver  mio ,  faranno  ancora 

Al  primo  nodo  avvinti , 

S*d  ver ,  eh'  oltre  la  tomba  aman  gli  Eftinti. 
O  ne!  fen  di  qualche  ftella , 
O  fui  margine  di  Lete 
Se  mi  attendi  anima  bella. 
Non  {degnarti,  anch'io  verrò  • 
Sì  verrò ,  ma  voglio  pria  , 
Che  preceda  air  ombra  mia 
L'ombra  rea  di  quel  cirannoV 
Che  a  tuo  danno 
11  Mondo  armò . 

Onel&c.  parte. 

S  C  E  N  A    I  X. 
Teòriche  in  parte  rovinate  vicino  al  foggiar* 
no  di  Catone . 

Cefare  i  e  Fulvio . 

tef.         lunfe  dunque  a  tentarti 

vJC  Dinfedelcade  Emilia?  e  tanto  fpera 
DjU*  amor  tuo? 
f       Sì  5  ma  per  quanto  Io  l'ami , 
Amo  più  la  mia  gloria  • 
Infido  a  te  mi  finii 
Ver  ficurezza  tua ,  così  palcfi 
Saranno  i  fuoi  difegni . 
Cif*  A  Fulvio  amico 
luteo  fido  metìeflTo  ,  Or  mentre  io  vado 

Il 


p  R  T  M  O..  ^  2% 

Il  Campo  a  riveder  qui  refta ,  c  Cfcgui  q 

r  il  (iiò  core  a  (coprir  • 

F«/.  Tu  pard  i 

Cef.  lodcggio  . 
Prevenir  i  tumulti 

b  Che  latardanza  mia  dcflar  potrebbe  ; 

tuL  EGaroue? 

Cef.  A  liii: vanne,  e  ra^ficura  ,         (  giorno 

Che  pria  che  giunga  a  mezzo  il  corfo  il 

A  lui  farò  ritorno  •  ^ 
fnL  Andrò  ,  ma  veggio 

Marzia  che  viene  . 
C^f*  In  libertà  mi  làfcia 

Un  momento  con  lei ,  fin'  ora  in  vano 

La  ricercai  *  T' e  noto  • . .  • 
Fui.  Io  sò che  rami, 

Sò  che  t'adora  anch'  ella ,  e  sò  per  prova 

Qual  piactr  fi  ritrova 
"?^^opo  lunga  ftagion  neldolceiftaw^  5^ 

Che  rivede  il  fuo  bene  uafido  Amante  • 

parte . 

S  C  E  N  A  X, 

'^'^mì  mr^'^     Marcia /  e  Ctlart .  .   .  I  *  ^ 
Cef.  -Q  Ur  ti  riveggo ,  o  Marzia  .  Agli  occhi 
1    Appena  il  credo ,  e  temo       (  m^i 
Che  per  coftume  a  figurarci  avvezzo 
Mi  jufinghi  il  peufieroroh  quante  volte  l 
Frà  Tarmi ,  e  le  vicende  in  cui  m -av volfc 
L'incoftante  fortuna  are  penfai  «i    >  i  > 
E  tu  (pargefti  mai  > 
bl^-i  V\\  fofbiro  pec  mei  raminenci  ancora  l 
U  B  U 


2&  ATT  O 

JLa  noftra  fiamma  ?  al  par  di  tua  bellezza 

Crebbe  il  tuo  amore,  o  pur  fcemòPqual  parw 

Anno  gli  affecci  miei 

Negli  affetti  di  Marzia  ? 
ì^ar.  b  tu  chi  fei  ?  (  fogno4 

Cef.  Chi  fono  !  e  qual  richiefta  !  è  fcherzo  !  é 

Cosi  tu  di  penfiero , 

O  cosi  di  fembianza  io  mi  cangiai  ! 

Noamiravvifi? 
^ar.  lo  non  ti  vidi  mai  » 
Cef.  Ccfare  non  vedefti  ? 

Cef ^re  non  ravvifi  ? 

Quello  che  tanto  amafti  ^ 

Quello  a  cui  tu  giaralU 

Per  volger  d'anni ,  o  per  deftin  rubello 

Di  non  elfergli  infida  ^ 
^ar.  E  tu  feiquclio! 

No  tu  quello  non  fei ,  n'ufurpi  il  nome. 

Un  Cefare  adorai  ^  no  M  niego ,  ed  era 

Della  patria  il  fortigno , 
*  L'ouor  del  Campidoglio  > 

Il  terror  de*  Nemici , 

La  delizia  di  Roma  , 

Del  Mondo  intier  dolce  fperanza  ,  e  mia  . 

Quefto  Cefare  amai  ,  quefto  mi  piacque 

Pria  che  i'aveffe  il  Ciel  da  me  divifo . 

Quello  Cefare  torni ,  e  lo  rawifo . 
Cef  Sempre  Tifteffo  io  fono,e  (e  al  tuo  fguardo 

Più  non  fembro  Tifteffo  ,  opria  Tamorc  , 
r  O  t'inganna  or  lo  [degno.  Airarmi  valVirc 

Mtfpinfe  a  mio  dilpetto 

Più  ch&  la  (ceka  mia  a  ria vidia  altrui^ 

Ccm* 


P  RIMO.  V 
Combattei  perdifefa  .  A  te  dovevo 
Coakfvar  quetta  vita  >  e  fe  pugnando 
Scorfi  poi  vincitor  di  regno  ir*  rtgao 
Sperai  farm!  così  di  ce  più  degno  •    '  i 

ìdar>  Molto  ti  deggfo  in  ver-»  fe  ing.ufU  offiìfi 
li  tuo  cor  g<  nerofo  a  me  perUona . 
Io  fempHce  fin*ofa 
Sempre  credei ,  che  fi  faceffe  guerra 
Solamente  a'  nemici ,  e  dun  (piegai 
Come  pegni  amorofi  i  cuoi  furori  # 
Ma  in  avvenir ,  TafRcto 

.   D*un  gra  id'  Hroe  ,  che  vìva  innamorato 
Conofcerò  così  •  Barbaro  .  Ingrato  . 

CeP  Che  far  di  più  dovrei .  Supplice  io  fteflb 
Vengo  a  chiedervi  pace  . 
Quando  potrei . .  »  tu  lai .  •  • 

Mar.  "^ò  che  coti  Tarmi 
Però  la  chiedi  • 

Cef^  E  difarmato  air  ira 
De'  Nemici  ò  da  efpormi  ? 

Mar.  Eh  di ,  che  il  folo 
Impaccio  al  tuo  difegno  c  il  Padre  mio  • 
Di ,  che  lo  brami  eltiuto ,  e  che  non  fulFri 
Nel  Mondo,  che  vincerti , 
C  he  fol  Catone  a  foggiogar  ti  rcfii . 

Ccf.  Or     afcolca ,  e  perdona 
Un  fincero  parlar .  Quanto  me  fteflo 
Io  t'amo  è  ver  ^  ma  la  beltà  del  volto 
Non  fu  che  mi  legò ,  Cacone  adoro 
Nel  fen  di  Marzia  :  Il  tuo  bel  core  ammiro 
Come  parte  del  fuo  :  Qu  f  più  mi  tiraflc 
L'amicizia  per  lai ,  che  il  uollr a  4iuoFe  i 
^  B  1  Efc 


ATTO 

E  fe  (lafcia  eh*  io  poflfa 
Dirci  ancor  più  }  fc  m' imponefle  un  Nume 
Di  perdere  un  di  voi ,  morir  d'affanno 
NelU  fcelca  potrei , 
Ma  Catone ,  c  non  Marzia  io  (alverei  - 
3dar*  Ecco  il  Cefarc  mio  .  Comincio  adeflb 
A  ravvifitlo  in  te  :  cosi  mi  piaci , 
Così  ttC  i  nnamoraiìi .  Ama  Catone 
Io  non  ne  fon  gclofa  j  un  cai  rivale 
Se  divide  il  cuo  core  , 
Più  degno  fei ,  eh*  io  ti  confervi  amore  • 
Cef  Qot&à  è  troppa  vittoria.  Ah  mal  da  tanta 
Generofa  vircude ,  io  mi  difendo  * 
Ti  rafficura ,  io  penfo 
Al  tuo  ripofo ,  e  pria  che  cacfa  il  giorno 
Dair  opre  mie  vedrai 
Che  fon  Cefare  ancora  ,  e  che  t'amai . 

Chi  un  doice  amor  condanna 
"Vegga  la  mia  Nemica , 
L'^lcolti  ,  e  poi  mi  dica 
S'é  debolezza  amor. 
Quando  da  sì  bel  fonte 
Drrivano  gli  affetti 
Vi  fon  glTet-oi  A^gg  ttì  5 
Amano  ?  Numi  ancor . 
Chi  &c.  parte 

s  e  E  N  A    X  I. 

Ma^'T^ia ,  poi  Catone . 
I4ar»  TI  r  le  perdute  fpeiaiizc  (fento. 
Xyji  Kiu^fcer  tutte  entro  il  mio  ten  vi 

Chi 


PRIMO. 
Chisà,  Gran  parte  ancora  ' 
Rcfta  di  qtiefto  dì .  Placato  il  Padre 
Se  air  amiftà  di  Cefare  fi  appiglu 
Non  m'  avrà  forfè  Arbace  • 

Cat.  Afìdiamoo  Figlia. 

Mar.  Dove? 

Cat.  Al  tempio ,  alle  nozze 

Del  Principe  Numida . 
Mar.  (  Oh  Del  !  )  ma  come 

Sollecito  così? 
Cat.  Non  foffre  indugio 

Lanoftra  forte . 
Mar.  (  Arbace  infido  •  )  ali*  Ara 

Forfè  il  Prence  non  gìunfe  • 
Cat*  Un  mio' Fedele 

Già  cor fe  ad  affrettarlo .   in  atto  di  pmìH . 
Mar»  (  Ah  che  tormento .  ) 

S  C  E  N  A  Xlh 

Arbace  ^  e  detti . 

^rk  TpV  Fh  t' arrefta  o  Signor  .    a  Catone» 
Mar.  jlJ  (Szvài  contento  )  piano  ad  Orbace» 
Cat.  Vieni  o  Principe  ,  andiamo 
A  compir  l'imeneo  :  potea  più  pronto, 
Donar  quanto  proraifi  ì 
^rb.  A  sì  gran  dono 

poco  il  fangue  mio ,  ma  fe  pur  vuoi , 
Che  fi  renda  più  grato ,  all'  altra  aurora 
DiflFerirlo  ti  piaccia  ,  oggi  fi  tratta 
>  |:   Grave  affar  co'  nemici ,  e  il  nuovo  giorno 
h    Tutto  al  piacer  può  confacrarfi  incero . 
iCci  B  2  Cat. 


5d  A    T   T  O 

Cat^  Nò  •  gjà  fumano  Tare  , 

Son  raccnlci  ì  Miriillri ,  ed  importuna  - 
Sarebbe  ogni  dimora . 

(Marzia  eh:  d^ggìo(àt? pìanoa  MaY':i^ìa^' 
Mar.  Me  Ich'edi  ancora?)  piano  ad  y4rbacs  • 
♦/fr^^.  Il  più  Signor  concedi 

E  mi  conrendi  il  meno  . 
Cat  E  ranco  importa 

A  ter  indugio? 
Arb.  Oh  1)  .  V  non  f ii . . .  (  che  pena  !  ) 
Cat.  Ma  qua!  freddezza  é  quelUlio  non  l'inten- 

f offe Marzu l'audace  (do  ! 

Che  fi  oppone  a*  cuoi  voci  ?      ad  àrbace . 
hlar.  Io! parli  Arbace. 
hrb  Nò  vfoj'iochr*  ci  priego  • 
€aU  Ah  qualche  arcano 

Quìfi  oafconde  .  Ei  chiede  ». .       ia  fc  • 

Poi  ricufa  \à  figh'a ...  il  giorno  ifteffo 

Che  vien  Cefare  a  noi  tanto  fi  cangia  « . . 

Si  lento. .  *  sì  confufo.  • .  io  temo.  •  •  Arbace 

Non  ti  farebbe  già  tornato  iu  mente 

Che  nafcefti  Africano  ? 
ìith  lo  da  Catone 

Tutto  fopporco ,  e  pure  .••  t 
Cat.  E  pur  aliai  diverfo 

10  ti  credea . 
Krb^  Vedrai . . , , 
C(it.  Vidiabbaftanza; 

E  nulla  ormai  più  da  veder  m'avanza,  p^ir^tf 
hrb  Brami  di  più  crudele  ?  ecco  adempito 

11  tuo  comando  >  ecco  in  fofpecto  il  Padre  » 
£d  eccomi  infelice  «  Altro  vi  rcila 


PRIMO 


3t 


Per  appagarti  ? 
itf^r.  Ad  ubbidirmi  Arbace 

Incomiciafti  appena  ,  e  in  faccia  mu 

Già  ne  fai  sì  gran  pompa  ? 
^rh.  O  Tirannia  ! 

SCENA  xni. 

Emilia  i  e  detti . 
Emi.  T  N  mezzo  al  mio  dolore  appartc  aa^* 


Son  de'  voftri  contenti  illuftri  Spofi  • 

Ecco  acquifta  in  Art>4ce 

Il  fuo  Vìndice  Roma  ^  e  crefceranno 

Generofi  nemici  al  mio  Tiranno . 
Art.  liiferba  ad  altro  tempo 

Gli  auguri  Emilia  »  é  ancor  forpcfo  il  nodo  • 
Emi.  Si  cangiò  di  penderò 

Catone  ,  o  Marzia  ? 
:>ArA^  Eh  non  à  Marzia  un  core 

Tanto  crudele ,  ella  per  me  fofpira 

Tutta  coftanza,  e  fede  1 

Da'  fguardi  fuoi  dil  fuo  parlar  fi  vede  • 
Emi.  Dunque  il  Padre  mancò  . 
Ar6.  Ne  pur . 
Emi.  Chi  è  mai 

Cagion  di  tanto  indugio  ? 
Mar.  Arbace  il  chiede. 
Emù  Tu  Prence? 
hrb.  Io  si  • 
nmì.  Perché  ? 
hrb.  Perche  dcfio 


ch'io 


B4 


Mag^ 


p  A    T   T  O 

Maggior  prova  d'amor .  Perche  ò  diletta 
Di  vedérrU  penar . 
Mmi  E  Màrzia  il  foffre  ? 
Mar.  Che  pf  ffo  htì  Di  chi  ben  ama  é  quella 

La  dura  legge . 
£mi.  lo  non  l'intendo,  e  panni 

11  voftro  amore  ioufitato  ,  e  tniovo  . 
Arb.  Anch*  io  poco  rmtcndo ,  e  pur  Io  provOt 
E'  in  Ogni  core 
Di  verfo  amore  • 
Chi  pena  ^  ed  ama 
Senza  fperanza  : 
Deir  iiKoftanza 
Chi  fi  compiace  : 
Quefto  vuol  guerra  • 
Quello  vuol  pace, 
V  é  fin  chi  brama 
La  crudeltà  • 
Fri  quelli  miferi^ 
Se  vivo  anch'  io  i 
Ah  non  deridere 
L*afFanno  mio , 
Che  fotfe  merito 
la  tua  pietà  • 

t'in&c,         parti  • 

S  C  E  N  A   X  I  V. 

Marcia  a  ed  BmìlU  • 

Emi^  CJ  E  manca  Atbace  alIapromeflTaéede 
O  E*  Ccf&re  Tindegno 
Gheràfedotto* 


PRIMO.  jj 
Mar.  I  tuoi  fofpetti  afir ena . 

F  Cefare  incapace 

Di  cotanta  viltà  benché  ncnaico . 
Emi.  Tu  no'I  conofci,é  un'empio,  ogni  delitto 

Pur  clie  giovi  a  regnar  virtù  gli  fembra . 
Mar.  E  pur  si  fidi  y  e  numeroli  amici 

Adorano  il  fuo  nome . 
Emi.  E*  de*  malvaggi 

Il  numero  maggior ,  gli  unifce  infieme 

Delle  colpe  il  commercio  ,  indi  a  vicenda 

Si  fofFrono  tra  loro  ,  e  i  buoni  anch'  efD 

Si  £:n  rei  coli'  efcmpio  ,  o  fono  oppreflì  • 
Mar.  Quefte  maffiaie  Emilia 

Lafciam  per  ora  ^  e  faveiliam  fra  noi  • 

Dimmi  ;  non  prefe  Tarmi 

Lo  Spofo  tuo  per  gelofia  d'Impero  ? 

E  a  te(  palefail  vero  ) 

Quefta  idea  di  regnar  forfè  difpiacque  ? 

S*  era  Cefare  il  vinco , 

Llogiufto  era  Pompeo .  La  forte  accufa . 

E'  grande  il  cpipo  ,  il  veggio  anch'  io ,  ma 

Non  è  reo  d'ai  tro  errore  ,  (  al  fine 

Che  d'effer  più  felice  il  Vincitore . 
Emi.  E  ragioni  così  ?  che  più  direrti 
. .   Cefare  amando-^  ah  ch'io  ne  temo .  E  parmi 

Che  il  tuo  parlar  Io  dica . 
Mar.  E  puoi  creder,  che  Tami  una  nemica  ? 
Emi.  Un  cerco  non  so  che 

Veggo  negli  occhi  tuoi  : 
Tu  vuoi 

Che  amor  non  fia , 
Sdegno  però  none. 


34  ATT  O 

Se  fpfle  amor  TalFetto 
Eftingui ,  o  cela  in  petco . 
L*amar  così  faria 
Tioppo  delitto  ialite. 

Un&c.  parts. 

S  C  E  N  A  XV. 

AH  troppo  difli  ,  e  quafi  tutto  Emilia 
Comprele  Tarnor  mio  .  Ma  chi  può  mai 
Si  ben  diffiinular  gli  afFecti  fui  ^ 
Che  gli  afconda  per  Tempre  agli  occhi  alerai. 
E*  follia  fe  naicondete 

Fidi  amanti  il  voftro  foco  • 
A  Icoprir  quel  che  tacete 
Un  pallor  balta  improvifo  » 
Utv  roller  che  accenda  il  vifo 
Uao  fguardo ,  ed  un  fofpir . 
Efe  bafta  cosi  poco 

A  fcoprìr  qae!  che^fi  tace  ; 
Perche  perder  la  iua  pace 
Con  afcondere  il  marcir . 
£' follia  &c.  pane. 


Fine  delFAm  Vrìmo  • 


AT- 


ATTO  li 

SCENA  PRIMA. 

Alloggiamenti  militari  fiiHc  rive  del  fiume 
Bigrada  con  varie  Ifofe  che  co- 
municano fra  loro  per 
diverfi  ponci  • 

Catone  con  feguìto  ,  foì  MarT^ia  >  indi  Arbace . 

Cat.  Tr%  Omani,il voftroDucc 

Se  mai  fperò  da  voi  prove  di  fede, 
JL^  Oggi  da  voi  le  fperajOggi  le  chic- 
Mar.  Neìie  uuove  difefe  ^      (  de  • 

Che  la  tua  cura  aggiunge  io  veggio ,  o  Pa- 

Segni  di  guerra ,  e  pur  Iperai  vicina  (dre. 

La  fofpiraca  pace  .  ^ 
Cat.  In  mezzo  all'armi 

Non  v'é  cura  che  baiti .  Il  folo  afpetto 

Di  Cefarc  feduce  i  miei  più  fidi . 
Arb.  Signor ,  già  d^*  Numidi 

Giunferlefchiere:  eccoci  un  nuovo  pegno 

Drllamia  fedeltà . 
Cat.  Non  bafta  Arbace 
f  Per  togliermi  i  fofpecci . 
Arb.  Oh  Dei ,  tu  credi .... 
Cat.  Sì ,  poca  fede  in  te  .  Perche  mi  taci 
^  Chi  a  difiF:rir  t'induca 

Il  righiefto  Imeneo  ?  parche  ci  cangi 


3^  ATTO 

Quando  Cefare  arriva  ? 
Arb^  Ah  Marzia ,  al  Padre 

Kicorda  la  mia  fé ,  vedi  a  qual  Ccgno 

Giunge  la  mia  fventura  . 
Alar.  Eq^alfoccorfo 

Darti  pols'io  ? 
Arb.  Tu  mi  configlia  almeiìo  , 
Mar.  Coiifiglio  a  me  fi  chiede  ! 

Servi  al  dovere ,  e  non  nìancar  di  fede  • 
Arb.  (  Che  crudeltà  J  ) 
CaH.  Già  il  fuo  configlio  udifti ,    ad  Orbace. 

Y)r  che  rifolvi  ? 
Arb,  A  h  fe  fui  degno  mai 

Dell'amor  tuo ,  (offri  Tinduglo  ;  Io  giuro 

Per  quaoto  ò  di  più  caro 

Ch'é  roncr  mio ,  ch'io  ti  farò  fedele  . 

Il  domandarti  alfine , 

Che  rimeneo  nel  nuovo  dì  fucceda^ 

Si  gran  colpa  non  è . 
Cut.  Via  ,  fi  conceda  . 

Ma  denrro  a  quefte  mura  ^ 

Finche  Spofo  di  Iciie  non  rimiro , 

Cefare  non  ritorni . 
Mar.  (Oh  Dei) 
Arb.  (  Rcfpiro,  ) 

^Mar.  Ma  quefto  a  noi  che  giova  ?   a  Catene  . 
Cat.  Infitiiilguifi 
D'entrambi  io  mi  afl5curo:impegna  Arbace 
Con  obbligo  maggior  la  propriii  fede  • 
E  Cefare ,  fe  il  vede 

Più  ft retto  a  noi ,  non  può  di  lui  fidarfi . 
E  dovrà  dilungarfi 

Per 


SECONDO.  J7 
Per  sì  lieve  cagione  affiir  si  granché  l 

jirb.  Marzia ,  fia  con  tua  paco 
T'opponi  a  torto .  Al  fuo  ripofp ,  e  al  mia 
Saggiamente  ei  providc  • 

Mar.  E  tu  sì  franco 
Soffri ,  che  a  tuo  riguardo 
Un  rimedio  (ì  fcelga,  anche  dannofo 
Forfè  alla  pace  altrui  ?  ne  ti  fov  viene 
A  chi  manchi  ^  fc  vanno 
Le  fperanze  di  tanti  in  abbandono  ? 

^rb.  Servo  aJ  dovere ,  e  mancator  non  fono. 

Cat*  Marzia  t'accheta.  AI  nuovo  giorno  o 
Prence 

Sicguan  le  nozze ,  io  te'I  confento  i  intanto 
Ad  impedir  di  Cefare  il  ritorno 
Mi  porco  in  quefto  punto  • 
Mar.  (  Dei  che  farò  !  ) 

S  C  E  N  A   I L 
Fulvio  e  ùnti . 

Fui  O  [gnor ,  Cefare  è  giunto  . 
Mar.iò  (  Torno  a  fperar  .  ) 
C4f,  Dov'è? 
Fui.  D*Ucica  appena 

Entrò  le  mura. 
^rb'  (  Io  fon  di  nuovo  In  pena .  ) 
Cat.  Vanne  Fulv'©,<?l  fuo  Campo 

Digli ,  che  ricda  j  in  cjucflo  dì  non  vogh'o 

Trattar  di  pace . 
f«/  E  perche  mai  ? 
Cat.  Non  rendo 


38    ^  A   T   T  O 

Ragione  altrui  dell'opre  mie  • 
Fui  Ma  quclèo 

In  ogni  altro ,  che  in  te ,  mancar  farla 

Alla  pubblica  fede  • 
Cat.  Maacò  Ccfare  prima  .  Al  fuo  ricorno 

L*ora  prefina  é  fcorfa  • 
FuL  Exanco  efatto 

I  momenti  mifuri  ì 
Cat^  Altre  cagioni 

Vi  fono  ancora . 
fui.  E  quii  cagion  ?  due  volte 

Cefare  in  un  fol  giorno  a  ce  fen  vknc  i 

E  due  volte  è  delufo .  ( 

Qual  difprezzo  è  mai  quefto?  al  fin  dal  vol- 

Non  fi  diftinguc  Cefare  sì  poco 

Che  fia  lecito  altrui  prenderlo  a  gioco  • 
Cat.  Fulvio  aifiiro  il  tuo  zelo, in  vero  é  grande. 
*  Ma  un  buon  Roman  fi  accenderebbe  meno 

A  favor  d'un  Tiranno . 
JF«/.  Un  buon  Romano 

Difende  iJ  giufto;un  buon  Roman  fi  adopra 

Per  la  pubblica  pace  ;  e  voi  dovrefte 

Moftrarvi  a  me  più  grati .  A  voi  la  pac€ 

Pili  che  ad  altri  bifogiu . 
jCat.  Ovefon'Io 

Pria  delia  pace ,  e  deirifteiTa  vita 

Si  cerca  libertà  . 
Fui.  Chi  a  voi  la  coglie  ? 
Cat.  Non  più  .  Da  quelle  foglie 

Ccfare  parta  .  Io  tarò  noto  alai 

Quando  giovi  afcoltarlo  » 
Fui.  in  vanlo  fpcri . 

Si 


SECONDO*  ^9 
Si  gran  torto  noa  fofFco  . 
Cat.  E  che  farai? 
FuL  II  mio  dover  • 
Cat*  Ma  tu  chi  fei  ì 
fuL  Soiì'Io 

Il  Legato  di  Roma  • 
Cat.  E  ben  ,  di  Roma 

Parta  il  Legato . 
FuL.  Sì ,  ma  leggi  pria 

Che  contien quefto  foglio,  e  chi  rmvia  , 
Fulvia  dà  a  Catone  un  foglio  • 
^rb.  (  Marzia  perche  sì  melta  ?  ) 
Mar.  (Eh  noa  fcherzar,che  da  fperar  mi  refta.) 

(  Catone  apre  il  foglio  ,  e  legge  .  ) 
Cat.  Il  Senato  a  Catone .  E*  noUra  mente 

Fender  U  pace  al  Mondo .  Ogn  un  dì  noi , 
/  Confoli ,  /  Tribuni ,  il  Popol  tutto , 
Cefare  Uteffo  il  Dhtator  la  V'4ole . 
Servi  al  pubblico  voto  ^  e  feti  opponi 
^  eosì  gmjìa  brama , 
Suo  nemico  la  Vatria  oggi  ti  chiama  , 
Fui  (Che  dirai; 
Cat.  Perche  tanto 

Celarmi  il  foglio? 
Fui  Era  rifpetto . 
Mar^  (  Arbace 

Perche  me fto  così?) 
^rb.  (  Lafciami  in  pace  .  ) 

Rileggendo  da  fe. 
Cat.  £'  nofìra  mente . .  il  Oittator  U  vuole  •  ♦  • 
Servi  al  pubblico  voto  ... 
Suo  nemica  la  latria  «  •  •  £  così  fcrive 

Ho. 


40  A   T   T  G 

Roma  a  Catone? 
Fui.  Appunto  • 
Cat*  lo  di  penfiero 
^   Dovrò  duoqus  cangiarnai  e 
Fui  Vii  tal  coaiaado 

loiprovifo  ci  giunge  . 
Cnt.  E*  ver  .  Tu  vanne 

E  à  Cefare  ... 
3FhI  Dirò ,  che  qui  rattetidi  , 

Che  ormai  più  rion  foggiornC . 
€at.  Nò ,  gli  dirai  che  parta  >  e  piiì  non  torni. 
FhL  Ma  come! 
Mar.  (O Cieli} 
Fui  Cosi  • 
Ot.  Così  mi  cangio  t 

Così  fervo  a  un  tal  cenno  • 
£  il  foglio.  .  . 
Cat.  E' un  foglio  infame 

Che  concepi  ,  che  fcrilte 

Non  la  ragion  ,  ma  la  vìltade  altrui . 
fuL  K  il  Sen4to . .  • 
Cat^  lì  Senato 

Niin  é  più>quel  di  pria,  di  Schiavi  é  facto 

Vii  vili  [fi. no  g  cgge  . 
Fui  E  Roma .  • . 
Cat^  E  Roma 

Non  ftà  fra  quelle  mura ,  ella  è  per  tutto 

Dove  ancor  non  é  fì^e^ito 

Di  gloria  ,  e  liberta  l'amor  natio  . 

Son  Roma  i  fidi  miei ,  Roma  fon'io  *  ^ 
Va  ,  ritorna  al  tuo  Tiranno , 
Servi  pur  al  tuo  Somno  j  ^ 

Ma 


SECO'NDO.  4^ 
Ma  non  dir ,  che  fei  Romano 
Fin  che  vìvi  in  fcrviru  • 
Se  al  tuo  cor  non  reca  affanno 
D'un  vii  giogo  ancor  lo  fcorno  > 
Vergognar  farmi  un  giorno 
Qualche  refto  di  vircù  . 

Và&c.  fartc. 

S  C  E  N  A    I  II. 

MaTT^ìay^rbace,  e  Fulvia* 

Val   \  Tanto  eccedo  arriva 

J\  L'orgoglio  di  Cacone  ? 
Mar.  Ah  Fulvio ,  e  ancora  ^ 

Non  cotìofci  il  fuo  zelo  ?  Ei  crede . .  • 
fui  Ei  creda  .  s 

Pur  ciò  che  vuol ,  conolcerà  fra  poco 

Sedi  Romano  il  nome 

Degnamente  confervo,  ^ 

E  fe  a  Ccfarc  fono  amico ,  o  fervo  ^  parie. 
Urb.  Marzia, po(fo  una  volta 

Sperar  picca? 
Mar.  Dagli  occhi  miei  t'invola  j 

Non  aggiungermi  affanni 

Colla  prefenza  tua 
^rb.  Dunque  il  (ervirti 

E' demerito  in  me.  Coslgelofo 

Efeguifco,  cnafcondo  un  tuo  comanda., 

E  tu .  • 
Ì4ar.  Ma  fino  a  quando 

La  noja  ò  da  foffrir  di  quefti  tuoi 

Rimproveri  importuni  ?  Io  ti  difciolgo 
i  D'ogni 


41  ATTO 
D'ogni  promefla ,  in  libertà  ti  pongo 
Di  far  quanto  a  te  piace, 
Di  ciò  che  vuoi ,  pur  che  mi  lafci  in  pace  • 
.  ^rb.  E  acconfenti ,  ch'io  poiTa 
'   Libero  favellar  ? 
ì^ar.  Tutto  acconfento  » 
Pur  che  le  tue  querek 
Più  non  abbia  a  foffrir  • 
%^ri.  Marzia  crudele. 
JMar.  Chi  a  tolerar  ti  sfonea 
Quefta  mia  crudeltà  ?  Di  chi  ti  lagni? 
Perche  non  cerchi  altrove 
Chi  pietofa  t'accolga  ?  Io  te*l  configl  io . 
Vanne  Jl  tuo  merto  è  grande^e  mille  in  fcn© 
Afnabili  fembianze  Africa  aduna . 
Contenderanno  a  gara 
L'acquifto  del  tuo  cor,  di  m€  ti  (corda  j 
Ti  vendica  così, 
yfrir.  Giudo  farla. 
Ma  chi  tutto  può  far  quel  che  dcfia  T 
Sò  ,che  pietà  non  ài 
E  pur  ti  deggio  amar . 
Dove  apprenderti  mai 
L'arte  d'innamorar  , 
Quando  m'offendi. 
Se  compatir  non  fai , 
Se  amor  non  vi  ve  in  te 
Perche  crudel  ^  perche 
Cosi  m'accendi  ? 

bò  &c.  parte* 


SCE- 


S  E  C  O  N  D  O  • 


4ì 


S  C  E  N  A    I  V. 

Mar's^ia ,  poi  Emilia  ,  indi  Cefare . 

JlL  Di  timore  in  timor  paflb,e  non  pro- 
Un  momento  di  pace .  (  vo 

imi.  Alfin  partito 

E*  Cefiire  da  noi .  Sò  già  che  in  vano 
in  difefa  di  lui 

Marzia ,  e  Fulvio  (iiJò ,  ma  giovò  poco 

E  di  Fulvio  ,  e  di  Marzia 
^  A  Cefare  il  favor .  Come  foflferfe 

Quell'Eroe  (i  gran  torto? 

C  he  difle?  che  farà  ?  tu  lo  faprai  t 

Tu  che  Tei  tanto  alia  Tua  gloria  amica  « 
Mar.  Ecco  Cefare  iftcìTo ,  egli  tc'l  dica; 

Fedendo  venire  Cefare  • 
Emi'  Che  veggo  ! 
Cef.  A  tanto  eccclTo 

Giunfe  Catone  ?  e  qua!  dover ,  qual  legge 

Può  render  mai  la  lua  ferocia  doma  ? 

E'  il  Senato  un  vii  Gregge  ? 

E'  Cefare  un  Tiranno  ?  ci  fo!o  c  Roma  ! 
Emi.  E  dille  il  vero  . 
Cef.  Ah  quefto  é  troppo .  Ei  vuole 

Che  fian  l'armi ,  e  la  forte 

Giudici  fra  di  noi  ?  faranno:  ci  brama 

Che  al  mio  Campo  mi  renda  ? 

Io  vò ,  di  che  m'afperti ,  c  fi  difenda  • 

In  atto  di  partire .  (fio, 
Mar.  Deh  ti  plac^jil  tuo  fdegno  in  parte  è  giù- 

il 


44  A   T   T  O 

II  veggo  anch'io .  ma  il  Padre 
A  ragion  dubitò  ,  de'  fuoi  fofpetti 
M'é  nota  la  cagioa ,  tutto  faprai  • 
Èmi.  (  Numi  che  afcolto!  ) 

S  C  E  N  A  V- 

Fulvio  e  Detti . 

IuLf\  Rmai 

Confolati  Signor ,  la  tua  fortuna 

Degna  é  d'invidia  ;  ad  afcoltarti  alfine 

Scende  Catone  •  Io  di  favor  fi  grande 

La  novella  ti  ree®  . 
'Emi.  (  Ancor  coftui 

Mi  infinga ,  c  m'inganna  •  ) 
Cef.  Ecosiprefto 

!ii  cangio  dipenfiero  ì 
Wul.  Anzi  il  fuo  pregio 

BM'animooftinato . 

Ma  il  Popolo  adunata , 

I  compagni ,  gli  amici ,  Udca  Intera 
Defiofa  di  pace  a  forza  à  fvelto 

II  confcnfo  da  lui  :  da'  prieghì  aft'retto , 
Non  perfuafo ,  ei  con  fdegnofi  accenti 
Afpramente  affentì ,  quafi  da  lui 

Tu  dipendeflì  >  c  la  comun  fperanza . 
Cef,  Che  fi  ro  cor  !  che  indomita  còftanza  ! 
Emi.  (  E  tanto  ò  dafoflPrir  !) 
Mar.  Signor  tu  penfì  ?  aCefare. 

Una  privata  offefa  ah  non-fcduca 

Il  tuo  gran  cor  v  vanne  a  Cacone,  e  infiemc 

Fata  amici  jicrbace  ' 
^  ^  Tan- 


S  E  C  O  N  D  O.  4f 
Tanto  fangue  Latino ,  al  Mondo  intero 
Del  turbato  ripofo 
Sei  debitor  :  tu  non  rifpondi  ?  almeno 
Guardami ,  Io  fon  che  priego  . 

Cef.  Ah  Marzia  . 

Mar.  Io  dunque 

A  muoverci  a  pietà  non  fon  badante  ? 

JEmL{  Fili  dubitar  non  poffce  Marzia  a  •/ìante.) 

jF;ì/-  Eh  che  non  è  più  tempo  ^ 
Che  fi  parli  di  pace  ,  a  vendicarci 
Andiam  colParmi ,  il  rimaner  che  giova  ? 

Cef.  Nòtfacciam  delfuocor  l'ultima  provai 

Fui.  Come  ! 

Mar.  (  Kefpiro  .  ) 

Emi.  Or  vanta 

Vile  che  fei  quel  tuo  gran  cor  .  Ritorna 
Supplice  a  chi  t'offende  ,  e  tìngi  a  noi 
C  h*é  rifpetto  il  timor . 

Cef.  Chi  può  gli  oltraggi 

Vendicar  con  un  cenno  ^e  fi  raffrena 
Vile,  non  é.  Marzia  di  nuovo  al  i^adrc 
Vuò  chieder  pace  ,  e  foffrirò  fin  tanto 
C  hMo  perda  di  placarlo  ogni  fperenza  é 
Ma  fe  tanto  s'avauza 

L'orgoglio  in  lui ,  che  non  fi  pieghi ,  allora 

Non  so  dirti  al  qua)  fegno 

Giunger  p(  trebbe  un  trattenuto  fdegno  • 
Soffre  talor  del  vento 
I  primi  iofulti  il  Mare  , 
Ne  a  cento  legni  *  e  cento 
Che  van  per  T^  nde  chiare 
Incoibidéilfcntier* 


A   T  T  O 
Ma  poi  fe  il  vento  abond^ 
Il  Mar  sinalza ,  e  freme  ^ 
E  colle  navi  afFouda 
-    Tutta  la  ricca  fptnie 
Deiravido  noccbier  • 

Soffre  &c.  parte. 

S  C  E  N  A  V  r. 

MàT'Z^a  Emilia  >  e  Fulvio  . 

'\EmLT'  Ode  agli  De  il.  La  fuggitiva  fpcme 
L  A  Marzia  in  fen  già  ritornar  fi  vede. 
Fui.  Ne  fi  ficura  fede 

La  gjoja  a  noi ,  che  le  trafpare  in  volto  • 
MJif*  Noi  niego  Emilia  •  Estolto 

Clii  non  fente  piacer  ,  quando  placato 

L'altrui  genio  guerriero, 

Può  fperar  la  fua  pace  il  Mondo  intero  • 
Emi  Nobil  pcnfier ,  fe  i  pubblici  ripofi 

ni  tutti  i  voti  tuoi  fono  gli  oggetti  • 

Ma  fpeflfo  avvien  >  che  quelli 

Siano  illuftri  pretefti , 

Oad'altri  afconda  i  fuoi  privati  affetti  • 
Mat.  Credi  ciò,  che  a  te  piacerlo  fperp  intan- 

E  aUa  fperanza  mia  (  to  ) 

L'alma  sì  fida ,  e  i  fuoi  timori  oblia . 
EmU  Or  và  »  dì  che  non  ami affai  ti  accufa 

L'effer  credula  tanto  .  E*  degli  amanti 

Quefto  il  coftume,lQ  non  m'inganno^e  pure 

La  tua  Infinga  é  vana , 

£  lei  da  quei  che  fperi  aifai  lontaoa  .  . 

Mar. 


S  1  c  o  N  D  O.  0 
idciT^  In  che  ti  offende 

,  Se  Takiìa  fpera. 

Se  amor  l'accende  i 

Se  odiar  non  sà  ? 

Perche  fpietata 

Pur  mi  vuoi  cogliere 

Quefta  fognata 

Felicità? 
Tu  dciramore 
1  Lafcia  al  cor  mioi 

!  Come  al  tuo  core 

Lafcio  ancor  io  » 

Tutta  deirodio 

La  liberei  • 

In&c.  f^rtO 

S  C  E  N  A   V  I  !• 

Emilia  €  Fulvia . 

FuL^"^  U  vedi  o  bella  Emilia 

^  jL  Che  mia  colpa  non  è  s'oggi  di  pace 

Si  ritorna  a  parlar  . 
Emi.  (  Fingiamo  )  aflai 

Fulvio  cunofco ,  e  quanto  oprafti  xatefi  • 

So  però  con  qu.al  zelo 

Porge(ti  il  faglio ,  e  come 

Afavor  dei  Tiranno 

Ragionarti  a  Catone .  Io  di  tua  fede 

Non  fofpetto  perciò .  L'arte  ravvifo 

Che  per  giovar.Di  ufarti .  Era  il  tuo  fine 

Credi  o  d'aggiunger  foco  al  loro  fdegno . 

Non  é  cosi?  - 


48  A   T  T  O 

FuL  Puoi  dubitarne  ? 
E7ni.  C  Indegno  !  ) 
Fui.  Ora  che  penfi  ? 
Emi.  A  vendicarmi* 
Fu(.  E  come? 

Emi.  Meditai ,  ma  non  fcelfi  . 
jF«/,  Al  braccio  mio 

Tu  prometterti  »  il  fai ,  l'onor  del  colpo; 

Bachi fid^rpofs'Io 
Meglio  la  mia  vendetta  ? 
fui.  lo  ti  afficuro 

Che  mancar  non  faprò . 
£m*  Vedo ,  che  fend 

Delie  fvcnture  mie  tutto  Taffànno  ^ 
¥uL  (  Salvo  un'Eroe  cosi .  ) 
^^mi.  L  Così  ringanno  .) 

Per  te  fpero ,  c  per  te  folo 
Mi  Infingo ,  e  pii  confolo  • 
La  tua  fé ,  Tamore  io  vedo . 
(  Ma  non  credo  i 
AunTraditorO 
D*appagar  lo  fdegno  mìp 
Jldefio 

Ti  leggo  in  vifb, 
(  Ma  ravvifo 
Infido  il  cor .  ) 

Per  &c.  pam 


SCE- 


SECONDO. 
SCENA   VHI.  V 

A  me  confida  Emilia ,  ed  Io  Ilnganndj.  : 
Ah  perdona  mio  bene  , 
QucUa  frode  innocente  Al  tuo  nemica 
Io  troppo  deggio  :  è  io  te  virtù  lo  fdegno  i 
Sarebbe  colpa  in  me*  Per  rnia  (ventura^ 
Se  appago  il  mo  delio , 
L'amicizia  tradifco,  e  Tonor  mio  • 
Nafcefti  alle  pene 
Mio  povero  core  • 
Amar  ti  co  nviene 
Chi  tutta  rigore 
Per  farti  contento  : 
r:  ,  Ti  vuole  infeuel . 

Di  pur  che  la  force 
fe'  troppo  fevera  . 
Ma  (v  ffn ,  nua  fperai 
Ma  fiao  alla  morte 
In  ogni  cor  mento 
Tifcfbafcdel . 

Nafcelti&c.     .  parte. 

SCENA  IX. 

Camera  con  Sedie. 

Catone ,  e  Marcia  . 

Cats  Q  I  vuole  ad  onta  mia 
O  f  heCefarcs'afcolti2 
i*aicokerò  !  ma  in  faccia 


yo  ATTO 

AglJ  Uomini ,  ed  a  i  Numi  Io  mi  protefto 

Che  da  tutti  coftrc  tto 

Mi  riduco  a  loffi  irlo ,  e  con  mio  affanno 

Debole  Io  fon  per  non  parer  Tirannno  . 
ikf^r.  Oh  di  quante  fperacue 

Quc  fto  giorno  é  cagion  .  Da  due  sì  grandi 

Arbitri  della  Terra 

Incerto  il  Mondo ,  e  curiofo  pende , 

E  da  voi  pace  ,  o  guerra , 

O  fervitudc  ,  o  libertade  attende  • 
Cat»  Inntilcura. 

JMar.  Or  viene      (guardando dentro  la  fcena. 

Cefareate. 
Cat.  Lafciami  feco  . 
Mar.  (  Oh  Dei 

i^er  pietà  fecondate  i  voti  miei .  ) 

parte. 

SCENA  X. 

Cefarè  e  Detto . 

tat.f^  E(are ,  a  me  fon  troppo 

\^  Prezioli  i  momenti  %  e  qui  non'  voglio 
Perdergli  in  afcoltarci  ^ 
O  tìriiigi  tutto  in  poche  note  ^  o  parti  • 
Shit. 

Cef.  T'appagherò(come  m'accoglie!)  il  primo 
Siede . 

De'  miei  defiri  é  il  renderti  ficuro 
Che  il  tuo  cor  generofo , 
Chela  coftanza  tua.. . 
Cat.  Cangia  favella 

Se  pur  vuoi  che  c'afcolti  j  lo  sò  che  quefta 

.  Arti- 


SECONDO.  f  X 

Artiffclofa  lode  é  in  ce  fallace  y    ^  y 

E  vera  ancor  da'  labri  tuoi  mi  fpiace  • 
Cef.  (Stm|;r'è/iitcHo!)Ad  ogni  colto  fo  voglia 

Pace  con  ce ,  tu  Icegi  i  pacci  ,  lo  fono 

Ad  accetcargli  accinco , 

Con»e  faria  col  vincicore  il  vinto  , 

(Or  che  dirà!) 
Cat>  Tanto  offerirci  ? 
Cef»  £  canto 

Adempirò  ,  che  dubitar  non  poflb 

D'una  ingiufU  richiefta . 
Cat.  G  iuftiffima  farà  .  Lafcia  dcirarmi 

L'ufurpato  comando  :  11  grado  eccelfo 

Di  Dittator  deponi  :  e  come  reo 

Rendi  in  carcere  angullo 

Alia  Patria  ragion  de  tuoi  misfatti , 

Quelli ,  fe  pace  vuoi  5  faranno  i  patti . 
CeP  td  lo  dovrei ... 
Cat.  Dì  rimanere  opprelTo 

Non  dubitar,  che  allora 

Sarò  tuo  difenfore . 
Cef.  (  E  foffro  ancora  !  ) 

Tn  fol  non  baili ,  Io  So  quanti  nemici 

^on  gli  eventi  felici 

I^'irritò  la  mia  forte ,  onde  potrei 
^  I  giorni  miei  facrifìcare  in  vano  é 
Cat.  Ami  tanto  la  vita  ,  e  fei  Romano  ? 

In  più  felice  erade  agli  avi  nofhi 

Ngn  fu  cara  cosi .  Curzio  ra mn  renta  , 

Decio  rimira  a  mille  fquadre  a  fionte , 

Vedi  Scevola  all'ara ,  Orazio  al  ponte  , 

E  di  Cremerà  all'acque 

C  2  Di 


A  T  T  O 
Di  fangu^  5  e  di  fudar  bagnati  r  e  timi 
Trecento  Fabj  in  un  foi  giorno  cftiaii . 

Cef.  Se  aI!or  giovò  di  qu^fti  % 
Nuocerebbe  alla  i?mh  or  la  mh  aiorcc  * 

Cat^  Per  qual  ragione  ì 

Cef.  F  oeceflHrlo  ^  Roma 
Che  un  fol  comandi , 

Ch'egualmente?  cfàfaw  comandi  i  e  ibnat 

C^/i  E  !t  pubblica  €um 
Tu  credi  piiì  (iciKa  In  oigno  ^  tanil 
Dilcordi  negli  a^ul  i  f  ui'  pareri  I 
Meglio  il  voler  d'un  foto 
Bagola  ftniprc  àìttul  *  Sola  fra^  Numi 
Giove  i!  eutro  da!  Ci^ì  gu^^rm  i  i  muove  « 

Cat^  Doy'é  coflui .  che  r^lfc migli  a  Giove 
Jo  non  Io  Veggo  i  §  k^vi  ft4i«  mQùm 
Diverrebbe  tiranno  in  i^ri  moìBcnro  , 

fé/.  Chi  non  m  fwllr.e  un  fol  i  ne  ioffre  dentei  » 

Dff.  Cosi  parla  un  Ncmieo 
Della  Pitna  j  €  d^l  giufto  •  InuCt  affai , 

Cer  Frrma  Ciiom  %  ^ 
Cai  E*  v;ì'?o 

Qoanro  puoi  d^rmi  » 
Ce/.  Un  fo!  momento  afpeetai  .  • 

Altre  olìif te  fo  f^rd  t 
C4r.  Parla  »,  e  t'afthcct  •         fòr^i^  a Mm. 
Cef,{Qmuto  (opponéjil  comb^tcuco  acqxiiilo 

Deirimperodei  Mondo  ^  il  tardo  ftuao 

Dr*  iTuei  ùidori  I  e  de*  peligli  mid  ^ 

Se  meco  in  pacv^  fti 

Divi* 


SECONDO*  fi 

Dividerò  con  te  * 
Cat.  Sì ,  pèrche  poi  ^ 

Dìvifo  ancor  frà  tioi 

Di  tante  colpe  tue  Mq  il  f offorc  * 

Edi  viltà  Catone 

Temerario  così  tentando  vai  ? 

Poffo  afcoltar  di  più  ! 
Ctf.  C  Son  ftanco  ormai .  ) 

Troppo  cieco  ti  rende   ^     *  . 

L'odio  per  me  1  meglio  rifletti ,  Io  moUQ 

Fin'or  t'offerfi  ^  e  voglio 

Otfriftì  più .  Perche  tra  noi  ucnra  ; 

Rimanga  Tamìftà  i  darò  di  Spofo 

La  deftra  à  Marm  • 
C^f.  Alla  mìa  figlia? 
Cef.  k  leii 

Cdh  Ah  prhna  degli  Del 
Piorobì  fapra  di  me  mtco  lo  (dcigm  y 
Che  il  fa-rigue  d'un^ndegno 
Infami  il  laogue  mio  ,  che  a  me  congiunto 
Io  foffra  un  traditore ,  un  che  di  Roma 
A'qiìafi  già  nel  fuo  furor  fepolta 
L'antica  libertà  •  •  • 

Cef.  Taci  una  volta  .  s'al'^i^mo 
A'i  cimentato  afl'ai 
La  toleranza  miai  Che  plùdegg'Io 
Soffrir  da  te  ?  per  tuo  riguardo  ,  il  corfo 
Trattengo  a  ir^iei  trionfi  :  io  Ihffo  venga 
DelTonoc  tuo  gelofo  a  chieder  pace; 
De'  miei  fudari  acquiftl 
Ti  voglio  a  parte: Offro  a  tua  %!'a  in  dono 
Qucfta  maii  vincitrice  :  a  te  corcete  . 

C  3  Per 


^4  A   T   T  Ò 

Per  cento  ofFefe  ,  e  cento 

Rendo  fegni  d'amor ,  ne  fei  contento  ? 

Che  vorreftì  ?  che  fperi  ? 

Che  pretendi  da  me  ?  fe  d*cflcr  credi 

Argine  alla  fortuna 

Di  Cefare  tu  folo  ^  in  van  !o  fperi  * 

An  principio  dw^l  Ciel  tutti  griaiperi  ^ 
Cat^  Favorevoli  agh*  empi 

Sèmpre  non  fon  gli  Dei . 
€ef  Vedrem  fra  poco 

Colle  noftr'armi  altrove 

Cl^i  favorifca  il  Ciel .       in  atto  dì  partire . 

s  e  E  N  A  XL 

MarT^ìct  e  D^ttì . 

jM^r.       Efare  e  dove  ? 
Cef.   v-4  Accampo . 
Mar.  Oh  D. . .  t'arrefta . 

Clelia  é  la  pace  ?  aCat.  éq^efta 

L^miftà  fofpirata  ? 
Cef.  Il  Padre  accufa 

Egli  vuol  guerra  . 
ìdar.  AhGenitor. 
Cat.  T'accheta* 

Di  Coftui  non  parlar  • 

Mar.  Cefare  

Ctf.  O' troppo 

Tokratofìn'ora. 
Mar.  I  pricghi  d'una  figlia  ?  • . 
Cat.  Oggi  fon  vani  • 
Mar.WuxìdL  Romana  ilpianto  •  ♦ . 


a  Cefare . 


a  Cai. 


a  Cef. 
Cef. 


SECONDO.  ST 
Cef*  Oggi  non  giova .  ^ 
Mar*  Ma  qualcuno  xpietadealmen  fi  (Buova* 
Cef.  Perfovercbiapi(?tà  quafi  con  lui 

Vile  mi  refi .  Addio  • . .     in  atto  di  f^artire. 
Mar.  Fermati. 
Cat.  Eh  lafcia 

Che  s'involi  al  mio  fguardo  . 
Mar.  Ah  nò  5  placate 

Ormai  Tire  oftinate  .  Afiai  di  pianto 

Coftano  i  voftri  fdegni 

Alle  Spofe  Latine .  Affai  di  fangue 

Coftano  gli  odj  voftri  alPinfeliee 

Popolo  di  Quirino .  Ah  non  fi  veda 

Sii  Tamico  trafitto 

Più  incrudelir  l'amico .  Ah  non  trionfi 
Dei  Germano  il  Germano.Ab  più  non  cada 
Al  Figlio,  che  Tuccifcal  Padre  accanto  . 
Bafti  ai  fin  tanto  lingue  ,  e  tanto  pianto . 
Cat.  Non  bafta  a  lui .  : 
Cef.  Non  bafta  a  me  !  fe  vuol         a  Catone. 
V'è  tempo  ancor  :  pongo  in  oblio  h  ofFefe  % 
Le  pronieffe  rinovo , 
L'ire  depongo ,  e  la  tua  fceka  attendo  • 
Chiedimi  guerra ,  opace  , 
Sodisfatto  (arai  •  -  / 

C^r.  Guerra  guerra  mi  piace»       /  1, 
Cef.  E  guerra  avrai  •  > 

Se  in  Campo  armato 
Vuoi  cimenta'^mi  . 

Vieni,  che  il  foco,  i:^*l,v4>. 

Fra  l'ire  ,  e  Tanni  H  i  '-: 

I-^^gJ'^n.CQnjre/*  ,  .  . 

C  4  De- 


f$         •      A   T   T  Q 
Deciderà. 
Delle  tue  lagrime  ,        m  Mar  l 
De!  tao  dolore 
Accula  i!  barbara 
Tuo  Genitore  » 
il  cor  di  Cefinc 
Colpa  non  à  * 

Se&c%  parte. 

S  C  E  N  A  XII. 
Catone ,  Mar'^ìa ,  ìnii  Emilia  * 

Mar.  k  H  Signor  che  facefti?eecoiu  periglio 
/jL  La  tua ,  la  nofìra  vita  * 

€at*  il  viver  rnio 
Non  fia  tua  cura a  te  penfu  i  di  padre 
Sentogli  èiRcti  .  Emilia 

^  vedendo  ventre  Emilia  • 

Non  v*é  più  pcce  ,  e  fra  Pardor  dell'armi 
Mal  ficure  voi  fiece  ^  onde  alle  navi 
Portate  il  pie .  Sai  che  il  Gennan  di  Marzia 
Di  quelle  é  Duce ,  eiaogai  evento  avreté  i 
Pronto  lo  fcampo  aliaen  • 

Emi.  Quaì  via  (kura 
D'ufcir  da  quelle  mura 
Cinte  d'afi'edio?.  | 

C4f.  In  folitaria  parte ' 

Difide  al  fonte  apprei?b  ' 
A  me  noto  é  ringreiìo  j 
Di  fotterranea  via  ,  Ne  cela  li  varco 
De'  folti  dumi  ,  e  de'  pendenti  rami 
L'invecchiata  licenza .  All'acque  m  tempo 

Ser- 


SECONDO.  %7 
Servi  di  ftrada  ,  or  dair^tà  cangiata 
Offre  afciucto  il  camino 
DairofFefa  Cittade  al  Mar  vicino  • 

Emì^i  Può  giovarmi  il  faperlo.) 

Mar.  Ed  a  chi  fidi 
La  Speaie  o  Padre  ?  é  mal  ficura ,  il  fai  i 
La  fé  di  Arbace ,  a  ricufarmi  ci  giunfc  • 

Cax^  Ma  nel  cioìenco  eftremo 
Ricufarri  non  può  :  di  tanco  ccceffo 
e  incapace  ,  il  vedrai . 

U&x.  Farà  rittdTo. 

SCENA  XIIL 

Orbace  e  D  'etti . 

v^rb.  Q  Ignor  j  so  che  a  momenti 
O  Pugnar  fi  deve ,  imponi 

Che  far  degg'Io  *  Senz'afpettar  l'aurora 

Ogn'ingiulto  fofpetto  a  render  vano 

Vengo  Spofo  di  Marzia  »  ecco  la  mano  • 

e  Mi  vendico  così.  > 
^  Cut.  No'ldiffio figlia. 
Mar.  Temo  A  rbace ,  &c  ammira 

L'incoftante  tuo  cor . 
oirb.  D*ogni  riguardo 

Difciolto  io  fono ,  e  la  ragion  tu  fai  -o 
Mar.  (  Ah  mi  fcopre  .  ) 
^i-b.  A  Catone 

Deggio  un  pegno  di  fede  in  tal  perigrio . 
Cat.  Che  tardi?  xtMar:(!a. 
lEmj.  (  ChQ  f4ra  !  ) 

C  s  Mar. 


r8  A   T  T  o 

ÌAar.  (  Numi  configlio .  ) 

Marzia  ti  r^flcrena. 
lAar.  Emilia  caci . 

^rb.  Or  mia  farai.  aMar:(iaé 
Mar^  C  Che  pciìÀ  !  ) 

Più  non  s'afpetci ,  a  lei 

Porgi  Arbace  la  delira  . 
^rb.  Eccola:  in  dono 

Il  cor  ,  la  vita,  il  Soglio 

Cosi  prefento  a  te  .  ' 
ÌAar  .  Va ,  non  ti  voglio  • 
•^rb.  Come  ! 
Emi  (Che  ardir!  ) 

Cat  Perche  .  a  Uar':(ìa. 

Mar.  Fioger  non  giova  , 
Tutto  dirò  *  Mai  non  mi  piacque  Arbace , 
Mai  no'l  fofferfi  j  egli  può  dirlo  :  eichiefe 
H  differir  le  ame 

Per  cenno  mio,  fperai  che  alfia  più  faggio 

L'autorità  d*u'i  Padre 

Inripegnar  non  voleffe  a  far  foggetti 

I  miei  lìberi  affecd  . 

Ma  già  che  fazio  ancora 

Non  è  di  ror?lìencarmi ,  e  vuol  ridurmi 

A  un'eftremo  periglio  i 

A  un'eltremoritnedio  anch'io  m'àppii?^?^  . 
Qat.  Son  fuor  di  me. D'onde  tanc'odio?  e  d'on- 
*  Tana  audacia  in  coitei  ?  (de 
ad  Emiiìa  ^  e  ad  Orbace . 
Emi.  Forf^akiofoco 

L'accenderà. 
i/ìrb.  Cosi  non  fbffe  . 


SECONDO»  TP 

Cat.  E  quale 

De'  contumaci  amori 

Sarà  roggctco  ? 

^rb.  Oh  D  

Ew?/  C  hi  sà  • 
Cat  Parlare  . 
^rb  llrifpetto..  . 
Emi.  Il  decoro  •  .  • 

Mar.  Tacete ,  io  lo  dirò .  Cefare  adoro  • 

Cat.  Cefare! 

M^r.  vSì  ^  perdona 

Amato  Genitor  5  ài  lui  nVaccefi 
Pria  che  folìe  nemico  :  io  non  potei 
Sciogliermi  più  .  Qi4aré  quel  cor  capace^ 
D'amare  ,  e  difamar  quando  gli  piace  ? 

Cat  Che  giungo  ad  afcoltar  • 

Mar^  Pìjcm  ,  e  p.nfa, 
Che  le  colpe  d'amor .  .  • 

Hat.  Togati  inuegna  5^  ^ 
Togliti  agi' occh' miei  * 

Mar.  I^adre  •  •  .  » 

Cat.  Che  I^adre . 
D*una  perfida  figlia  . 

Ch'ogfìi  rirpecto  oblia ,  che  in  abbandono 
Mette  il  proprio  dover  ,  Padre  non  fono  • 
Mar.  iVla  che  ùcì  ?  agraltari 

Forfè  i  Nuaii  mvoiai  ?  fot  (e  diftrufQ 
Con  facril  ga  fiamma  il  Tempio  a  Giove  ? 
Amo  alfine  un'Eroe ,  di  cui  fupcrba 
Sopra  i  Secoli  tutti 
Và  la  prefente  ecade  ^  il  cui  valore 
Gli  aild,U  Terra,!)  Mar,gli  uomini,  i  Nu  ni 
C  6  Favo- 


ATTO 


Favori fcono  a  gara ,  onde  fe  famo 
O  che  rea  non  (bn'io  5 
O  i!  fallo  univerfale  approva  il  mio  . 
€at.  Scderata  ,  il  tuo  fangue  .  . 

in  atto  di  ferir  Mar':^ia  • 
^r&.  Ah  nò  ,  t'arreita  . 
Emi.  Che  fai?  a  Cat. 

^rb.  Mia  fpofa  é  quefta  . 
€at.  Ah  prence ,  ah  is:grAta  ^ 
Amar  un  mio  nemico! 
Vantarlo  in  facciamia  !  Stelle  fpietate 
A  quale  affanno  i  giorni  miei  ferbate . 

Dovea  fvenarri  allora  a  M^r. 

Che  aprilli  a!  dìle  ciglia  • 
Dice  5  vedcfte  ancora      ad  Emilia. 
Un  padre ,  ed  una  figlia    c  adArb. 
Perfida  al  par  di  lei , 
Mi{ero  al  par  dime . 
L'ira  fofFrirfaprei 

D'ogni  ddtin  tiranno . 
A  qaefto  foio  affanno 
Coftaate  il  cor  noa  é  ^ 

Doveà  &c.  fartc  ^ 

se  E  N  A  XIV- 

Marcia  Emilia  e  Orbace . 
:ì#lij2r  .  C|  Arete  paghi  alfin  •  Volefti  al  pa- 


Vedermi  in  odio  ?  eccomi  la  odio .  Aveiii 

"ad  Emilia  * 
Defio  di  guerra cctoci  in  guerra.  Ordite 

Che 


dre 


ad  Orbace  . 


SECONDÒ.  . 
Che  bramate  di  più  ^ 
Arb.  M'accufi  a  torco  . 
Tu  mi  toglierti  3  il  fai  9 
La  legge  di  tacer . 
tmi»  Io  non  t*offendo 

Se  vendette  defio .     '  '  '-^ 
Mar..  Ma  uniti  intanto 
Contro  me  congiurate . 
Ditelo  5  che  vi  ìlei ,  anime  ingrate  « 
So  >  che  godendo  vai 
Del  duol  che  mi  tormenta . 
Ma  lieto  non  farai ,  ci  ^Arb. 

Ma  non  farai  contenta ,      ad  Emù 
Voi  penerete  ancor . 
Nelle  fveature  efireme 
Noi  piangeremo  infieme  . 
Tu  non  avrai  vendetta  ,      ad  Ttvì. 
To  non  fperare  amor .       ad  sArb* 
Sòj  &c.  fan^j. 

SCENA    X  V. 

Emilia  e  Orbace  * 

Emi  T  TDifti  Arbace?tl  credo  appena.  A  tanto 
Giunge  dunque  in  cortei 

Un  temerario  amor  ?  ne  vanta  il  foco , 

Te  ricufa  ,  me  infulta  ,e  il  padre  offende  . 
^Àirb  Di  Gold  ,  che  mi  accende' 

Ah  non  parlar  ce  si  • 
Emi.  Non  ài  ru/iore 

Di  tanca  debolezza  ?  a  tale  oltraggio 

RefilUaucor  ? 


61  A         T  O 

^rb>  Che  p^flfo  ftr  B*  ingrata  , 

JE'  ingiù  ih  so  ;o  conofco ,  e  pur  Tadoro  • 
t  fe'Jipre  più  (i  avariza 
Colia  iua  crudeicà  la  mia  coftanza  • 
J&mi»  Sefcioglierenoo  vuoi 

Dalle  carene  il  cor  , 
Di  chi  idgnar  ti  puoi  . 
Sei  tolle  nell'amor , 
^  Non  fei  CDftance» 
Ti  piace  il  fuo  rigor  ^ 
Non  cerchi  libertà  > 
L'ifteffa  infedeltà 
Ti  rende  amante . 

Se&c.  fatte. 

SCENA  XVI- 
.     Orbace  • 

L^JngiuftMa  ,  il  difprczzo  5  ^ 
La  tirannia  5  la  crudeltà  ,  lo  fdegno 
Dell'ingrato  mio  ben  fenza  lagnaruu 
Tolerar  io  faprei .  Tutte  fon  pene 
Soffribili  ad  un  cor  .  Ma  su  le  labra 
Della  nemica  mia  fcntire  il  nome 
Del  felice  rivai  ^  fìper  che  Tama  , 
Udir  che  i  pregi  ella  ne  dica ,  e  tanto 
Moftri  per  lui  di  ardire . 
Qoefto  qivefto  è  penar  5  qu^fto  é  morire . 
Che  fia 
La  gelofia 

Un  gielo  in  mezzo  al  foco 
E*  ver ,  ma  quefl;9  é  poco . 


SECONDO.  6s 
;  F  il  più  crudel  rarnrneiico 
D*un  cor  i  che  s'innamora  , 
E  quefto  è  poco  ancora  • 
lo  nel  mio  cor  lo  fenco , 
Ma  non  Io  so  {piegar  • 
Se  non  portaffe  amore 
A^anno 
Sì  tiranno 

Quai'é  quel  rozzo  core  ^ 
Che  non  vorrebbe  amar  # 
Che  &c. 


Fine  delf  Aito  Secondo  • 


ef4 


ATTO 


S  C  JE  N  A    P  R  I  M  A  . 

Cortile^ 
Cefare  e  F44lvw . 
f  '  1     Utto  amico  ò  tentato ,  alcun  ri- 


T 


morfo 


Più  non  mi  refla.  in  van  finfi  fin' 
Ragioni  alla  dimora  (  ora 

Sperando  pur  ^  che  della  figlia  al  pianto  , 
D'Ucicaa*  prieghi  ,edc'  perigli  a  fronte 
Si  piegaife  Catone  :  or  $ò  ch'ei  voll^ 
In  vece  di  placarli 

Marzia  fvenar  perche  gli  chiefe  pace  , 
Perche  diffe d'amarmi .  Andiamo ,  ormai 
Giulto  é  il  mio  fdegno ,  ò  tolerato  affai  . 
in  atto  di  partire . 

.^hU  Ferma ,  tu  corri  a  morte , 

Cef.  Perche? 

ifui.  Già  su  le  porte 

D' Urica  v*é  5  chi  neirufcir  ti  deve 
Privar  di  vita  . 

Xef.  EVchi  pensò  la  trama  ? 

mi  ^  Emilia ,  ella  me'l  diffe ,  ella  coiifida 
Nell'amor  mio  tu'!  fai^ 

C^f.  Coirarmiiapuguo 

Ci 


A  T  T  O   T  E  R  Z  0 .  6^ 

Ci  apriremo  la  via .  Vieni . 
F/i/.  Raffrena 

Qiieft'ardor  generofo ,  akro  riparo 

OflFre  la  forte . 
Cef.  E  quale? 
VuL  Un  che  frà  Tarmi 

Milita  di  Catone ,  infioo  al  caiiipo 

Per  iacagaica  ftrada 

Ti  condurrà. 
Cef.  Chiéquefti? 

F«/.  Floro  li  appella,  uno  é  di  quei  che  fcdfa 
Emilia  a  trucidarti .  Ei  vien  pìetofo 
A  palefarla  frode , 
E  ad  aprirti  lofcampo. 
Cef.  Ov^é? 
FW.  Ti  attende 

D'i  fi  de  al  fonte  .  Egli  m'c  noto ,  a  lui  ^ 
Fidati  pur .  intanto  al  campo  io  riedo  $ 
E  per  refterno  ingreffo 
Di  quel  camino  ilteflb  a  te  fvelato 
Co'piùlceitide'  tuoi 
Tornerò  poi  per  tua  difefa  armato . 
Cef.  E  fidarci  così  ? 
F«/.  Vivi  ficuro . 

Avrandite,  chefei  ^ 
La  pili  grand'opra  lor ,  cura  gli  Dei . 
La  fronda 
Che  circonda 
A*  vincitori  il  crine 
Soggetta  alle  mine 
De!  folgore  non  é  . 
Compagna  dalia  cuna 

Appre» 


^6 


ATTO 
Apprefe  la  fortuna 
A  militar  con  te . 
La&c. 


SCENA  IL 
Cefan  poi  Aiar:(ia  * 
€ef.        Uanti  afpetti  la  forte 

\cf  Cangia  in  un  giorno  ! 
àlar.  AhCefareche fai. 

Come  In  Utica  ancor  ? 
CVf.  L'infidie  altrui 

Mi  fon  d'inciampo* 
Mar*  Per  pietà  ^  fe  m'ami 

Come  parte  del  mio 

©ifendi  il  viver  tuo ,  Cefare  addio . 
in  atto  di  partire  • 
cvf.  Fermati ,  dove  fuggi  ? 
Mar.  Al  germano ,  alle  navi .  11  Padre  irato 

Vuol  la  mia  morte  C  oh  D. . . . 

guardando  intorno . 

Gìungeffe  mai .  )  Non  m'arrcttar  ^  la  fjg 

Sol  può  falvarmi . 
Cef.  Abbandonata ,  e  fola 

Arrifchiarti  così  ?  ne  tuoi  perigli  , 

Seguirti  io  deggio . 
JUar ,  Nò ,  s'é  ver  ,  che  m'ami 

xMe  non  feguir ,  penfa  a  te  fol ,  non  dei 

Meco  venire ,  addio .  • .  ma  fenti ,  in  campcl 

Com'è  tuo  ftil ,  fe  vincir^^r  /arai 

Oggi  del  padre  mio 

Rifparmia  il  fangue,  io  re  ne  pnego  3  addià 
come  [opra. 


TERZO.  67 
Cef.  T'arrefta  anche  un  momeiìco. 
Mar.  E' h  dimora  ^ 
Pcrigliofa  per  noi ,  potrebbe ...  io  ce^no . . 

guardando  intorna . 
Deh  lafciami  partir  • 
Cef.  Così  t'iavdi  ?  (  c© 

Mar.  Crudel,  da  me  che  bramiP  c  dunque  po- 
Quant'ò  fofFerto?  ancor  cu  vuoi  eh  io  fcnca 
Tutto  il  dolor  d'una  partenza  amara?  \ 
Lo  fento  sì ,  non  dubitarne  ;  il  pregio 
D'effer  forte  m'ai  tolto  .  In  van  fperai 
Lafciarti  a  ciglio  afciutto .  Ancora  il  yaaco 
Del  mio  pianto  volerti  ^  ecco  il  mio  pianto. 
Cef.  Ahimé Talma vacilla! 
Mar.  Chi  sà  fepiu  cirivedreriK)  a  e  quando  » 
Chi  sà  ,  che  il  fato  rio 
Non  divida  per  Tempre  i  noftri  affetti  •  ' 
Cef.  E  neirultimo  addio  tanto  ti  affretti? 
Mar,         Confufa,  (marrita 
Spiegarti  vorrei 
'  Che  forti. .che  feu.t. 
Intendimi  oh  Dio  ! 
Parlar  non  pofs'io  % 
Mi  fento  morir  • 
Fra  Tarmi  (e  mai     -  i^^^g^^^ 
Di  me  ti  rammenti '  "  A 
Io  voglio .  •  •  tu  fai . .  • 
ui^x  4.. Che  pena  I  gli  accenti 
^ai;>  ^  Confonde  il  marcir . 

Con&<i*H^^^  forte. 


SCE- 


4Ì  k  T  o; 

S  C  E  N  A  i  n* 

Cefare^  pìJirhm  • 

tef.        tJaìMnfolitimoti  ^  (re 

%^  Al  parcir  di  cofteiprova  H  mioco 

Dunque  al  defìo  onore 

Quaìche  parte  ufurpar  de*  mìei  penfi^^^ 

Potrà  Tamorf 
Ark  (  Mingannò  ^        mlt  ufch  fi  ferm 

O  pur  Cefàrè  é  qucffi  ?  ) 
Ah  Vtffct  grato  ^ 

Aver  pietà  d'unà  infelice  >  alfine 

Debolezza  non  é«  m^U^li  pmìn 

%4fh.  Fermati  i  e  dimmi 

Qaàl?  ardir  i  quàl  difega» 

Tarreftaaocorfrà  noi  ? 
(Queftiehi  fial) 
Arè*  Parla? 
Ccft  Del  mio  fogglorno 

Qualcuraai  tu? 
àrè.  Fiòche  non penfi^ 
€cf,  Ammiro 

L'audacia  tua  ,  ma  non  so  poi  fe  a  i  detti 

Corrifponda  il  valor . 
'^b.  Se  raflalirri 

Dove  ò  tante  difefe  ,  e  tu  fei  folo 

Non  parefle  viltade  ,  or  ne  farefti 

Prova  a  tuo  danno. 
Cef,  E  come  n)ai  con  quefli 

Generofi  riguar-di  Utica  mviict 

liifidie  >  e  tradimenci  1 


T  I  .  .  K  Z  Q  ^  €ù: 
A?h.  Ignote  a  nei 
Furoa  sempre        armi  • 

Neil'  iifcii  eh'  io  farò  da  quefte  mura 

Di  viloìcina  affalirmi , 
AyL  Equallaria 

Si  mai  vaggio  frà  noi  | 
NoMsò,nbafti 

Saper  che  v' é  • 
Ark  Se  temi 

D^l!^    di  Catone  ,  0  ddk  mìa 

T*  ing^uni ,  lo  ti  afficuro 

Che  alìe  tu§  leude  or  ora 

ìllefo  cornerai ,  ma  io  quelle  poi 

Mm  ficuro  farai  ^xk  ih  aoÌ , 
af.  Ma  chi  ftì  tu  s  che  meco 

Tanta  vircii dimoiht ,  €  santo  fdegno'l  , 
Afb.  Ne  mi  coiiofci  ì 
Cef.  Nó  . . 
Arà  ^ou  mo  rivale 

NelParmi  .e  ndramor  t 
Ce/*  Dunque  tu  f^i 

Jl  PrìDCipc  Nimifda 

Di  mxtu  mm\tt ,  t  al  Gmmt  ù  caro  I 
Arfe*  Sì  quella  io  iono  . 
C^f,  h\\  (e  par  Tami  Arbace 

Uègui^  la  raggiungi  *  ella  fi  Invola 
.  Del  Padra  fiir  iraìiitìmorka  5  e  fbU ' 
Arè.  Dove  corre  ? 
C^f*  Al  germano* 
Arè   PeTqua!c4ìiiim?  . 
Cfc^^.Chisa*  Qtuadipurdiaiin 


70 


À   T  T  O 


Pafsò  fuggendo . 
Arb.  A  rintracciarla  or  vado . 
Ma  nò ,  prima  al  tuo  Campo 
Deggio  aprirti  la  ftr ada .  andiam  : 
Ccf.  Per  ora 
II  periglio  di  lei 
E*  più  grave  del  mio ,  vanne . 
hvb.  Ma  reco 

Manco  al  dover  fe  qui  ti  lafcio . 
Cef.  Eh  penfa 
Marzia  a  fai  vare ,  io  nulla  temo,  è  vana 
Una  infidia  pakfe  • 
hrb,  Ammxxo  il  tuo  gran  cor.  tu  del  mio  bene 
Al  foccorfo  m' affretti  s  il  tuo  non  curi , 
E  colei  che  t' adora 
Con  generofo  ecceffo 
JRival  confidi  al  tuo  rivale  ifteiTo . 
Combattuta  da  tante  vicende 

Si  confonde  quelì*  alma  ne!  fen  . 
Il  mio  bene  mi  fprezza  ,  e  m' accende  , 
Tu  m' involi ,  e  mi  rendi  il  mio  ben . 
Combattuta  &c.  f^w. 


Orche  Marzia  abbandono,  ed  or  cheli 
Mi  divide  da  lei ,  nou  so  qual  pena 
Incognita  fin'  or  m' agita  il  petto  • 
Taci  imporc  uno  affetto  . 
Nò ,  fra  le  cute  mie  liK)go  non  il ,  ^ 


S  CENA  IV. 


Ce f afe. 


(  faro 


^  Se 


T  E  R  z  o.  ^  n 

Se  a  più  nobii  defio  fervir  non  fai  . 

Queir  amor  che  poco  accende 
Alimenta  un  cor  gentile , 
Come  Terbeil  nuovo  Aprile  ," 
Come  i  fiori  il  primo  albor . 
Se  tiranno  poi  ft  rende 

La  ragion  ne  fente  oltraggio . 
Come  l'erba  al  caldo  raggio , 
Come  al  gieloefpoftoil  fior . 
Queir  &c.        ^mc  • 

dm . 

s  e  E  N  A    V.  wro 

Acquedotti  antichi  ridotti  ad  ufo  di  ftrada 
focterraaea ,  che  conducono  dalla  Città 
alla  Marina  con  porca  chiufa  da 
un  lato  del  profpecto . 

PUr  veggo  alfine  un  raggio 
D'incerta  luce  in  fra  l'orror  di  quefle 
Dubbiofe  vie  ;  ma  noni  ritrovo  il  varco 

Guarda  ido  attorno . 
Che  al  mar  conduce  Orma  noii  v'é  che  poffa 
Additarne  il  fentier  •  Mi  cremi  in  perto 
Per  tema  il  cor.  LVmbre,  il  filenzio^il  grave 
Fra  quefti  umidi  fatfi  aere  ridretto 
Peggior  de'  rifchi  miei  rendon  l'afpetro  •  ^ 
Ah  k  d'ufctr  la  via 

Rinvenir  non  fapelG  • . .  eccoLi .  Alquanto 

Guardando  s'avvede  della  porta  . 
L'alma  reipua  %  AI  lido 

Si 


7^  A   T   T  O 

Si  afFreni  il  pié .  Ma  s'io  non  erro  ^  il  paffo 

Chìufo  mi  Timbra  .  Oh  Dei 

Pur  troppo  è  ver .  Chi  l'impedì  ?  fi  tenti  • 
Torna  alla  porta . 

Cedere  almeno»  Ah  che  m'afiFanno  in  vano. 

Mifera  che  farò  ?  per  Torme  ifteflc 

Tornar  conviene .  Alla  mia  fuga  il  Cielo 

Altra  lìrada aprirà  ,  Numi ,  qua!  fento 

Di  varie  voci ,  c  di  frequenti  paffi 

Suono  indifiinto   ove  n'  andrò  ?  fi  avanza 
j^^', mormorio .  Poteffi 
TT^ue!  riparo  atterrar .  Ne  pur  fi  fcuote 
Siapprtffa  dinuovOie  sfor:(alaporta^ 

Dove  fuggir  ?  forza  è  ceiarfi  ,  e  quando 

I  timori  j  e  gli  affanni 

Avran  fine  una  volta  ,  aftri  tiranm*  • 
Siììafconde. 

■        S  C  E  N  A   V  L 

Emilia  con  fpadamdda  ?  e  gente  amata  i  e 
detta  in  dijparte  • 

Emi*  T7  '  Quefto  amici  il  luogo,ove  dovremo 
Hj  La  vittima  fvenar.  Fra  pochi  iftanti 
Cefare  giugnerà  :  Chiufa  é  Tufcitit 
Per  mio  comando  ♦  onde  non  v*  é  per  lui 
Via  di  fuggir.  Voi  fra  que' faffi  occulti 
Attendete  il  mio  cenno . 

La  gente  di  Emilia  fi  ritira  • 
jM^r*  (  Ahimè  che  fento?) 
imi'  Quanto  tarda  il  momento 

Sofpirato  da  i»e  •  Vorrei . . .  ma  parmi 

Ch'aN 


T    E    R    Z    O.  J^j 
Gh' altri  fi  appreffi .  E^qxiello   / '-^^k. 
Cereamente  il  tiranno .  Aita  Q  Dei , 
Se  vendicata  tir  fono 
Ogni  oltraggio  fofFerto  lo  vi  perdono  • 

Si  naf t  onde . 
Mar*  (  O  ciel  dove  n^i  trovo  aluven  puteflì 
Impedir  eh'  ei  non  giunga  .  ) 

SCENA    VI  L 
Ce  far  e-,  e  dette  ìndìf parte. 

Ccf.  T  L  calle  angufto     guardando  la  fcena  m 
JL  Qui  fi  dilata ,  a  i  noti  i'egui ,  il  varco 
Non  lungi  elfcr  dovrà!  Floro.  M'afcolti? 

Voltandoli  in  dietro . 
Floro .  No'l  veggio  pili .  Fin  qui  condurmij 
Poi  diK guarii!  io  fui 

Troppo  incauto  in  fidarmi.  Eh  non  è  quello 
Il  primo  ardir  feiice .  Io  di  mia  forte 
Feci  in  rifchio  maggior  più  certa  prova  . 
'Emi.  Ma  quefla  volta  il  fuo  favor  non  giova  • 

J^ar.  (  O  forte  !  ) 
€ef.  Emilia  armata! 
E' giunto  il  tempo 

Delle  vendette  mie  • 
€ef.  Fuivio  à  potuto 

Ingannarmi  così  ! 
£mi.  Nò  5  deir  inganno  - 

Tutta  la  gloria  é  mia .  Della  fua  f^de 

Giurata  a  te  contro  di  te  mi  valfi  . 

Perche  impediiìeil  tuoritorno  al  campm 

A  Fulvio  io  figurai-  ^ 


74     .      ,    ^  T   T  O 

D'Utica  su  le  porcc  i  tuoi  perigli  • 

Per  condurti  ove  fei ,  Floro  io  mandai 

Con  fimulato  zelo  a  palefarti 

Quella  incogaita  ftrada.  Or  dal  mio  fdegao 

Se  puoi  5 1*  in  vola  . 
Cef^  IJnfemìnil  penfiero  - 

Quanto  giunge  a  tentar  I 
Emi.  Forfè  valevi , 

Che  infenfati  gli  Dei  feniprc  i  tuoi  falli 

SofFriflero  così?  che  fempre  il  Mondo 
.  'Pianger  dovcfle  io  fcrvicù  dell*  empio 

Suo  bai  baro  opprcffor  ?  che  Tombr a  grande 

pel  tradito  Pompeo 

Eternamente  invendicata  errafle ? 

Folle  :  contro  i  malvaggi 

Quando  più  gli  aHìcura 
,  Allor  le  fuc  vendette  il  Ciel  matura . 
Cef  Al  fin  che  chiedi? 
Emi.  Il  fangue  tuo  . 
Cef.  Si  lieve  > 

None  r  imprefa  • 
f  mi.      lo  vedremo. 
Mar.  (  OhD.*, 

Olà  coftuifvenatc* 

£f :e  largente  di  Emilia  • 
Cef,  Prima  voi  cadere  te  .        Cava  lafpada  • 
Mar.  Empi  fermate  • 
Ce/;  (  Marzia  !) 
Emi>  (  Che  veggio  !  ) 
Mar.  È  di  tradir  nonfente 

Vergogna  Emi!i.i  ! 
£mì.  È  4i  fuggir  con  lui   ,  ^bb;)!:' 

Non 


T   E   R    Z    O.'  7% 

Non  à  Marzia  roflfore  ? 
C^/;  (  O  ftrani  eventi  !  ) 
Mar.  Io  con  Ce  fare  !  menci . 

Tira  del  padre  ad  evitar  m' infegna 

Giufto  timor. 

SCENA  VIIL 

Catone  con  fpada  nud^  j  e  detti . 

f  ,  Ur  ti  ritrovo  indegna  verfo  Mar^i4^ 
Mar.  L    Mi  fera  . 

Cef.  Non  temer .  Sì  pone  avanti  a  Mar^i^^ia  • 
Cat.  Che  miro  t  '  vedendo  Cefare  . 

Ew/.  O  ftelle  .  vedendo  Catone  . 

Cat»  Tu  in  Utica ,  o  fiiperbo  ?      a  Cefare  . 

Tu  feco  o  fcelerati  ?  a  . 

Voi  qut  fenza  aito  cenno?  (alla  genteJ.Bm* 
lìa  armata  ? 

Che.  (l  vuol  ?  che  fi  tenta  ? 
Cef.  La  morte  mia  ,  ma  con  viltà . 
£?ni.  Tu  vedi .  a  Catone  i 

Ch'oggi  é  dovuto  alPonor  tuo,  qud  (angue 

Non  tnen  che  all'  odio  mio  . 
Mar.  Ah  qucfto  é  troppo.E'  Cefare innoccntCj 

Inuocefite  fon  io. 
Cat,  Taci .  Comprendo 

1  vofìrirei  difegni .  Olà  dal  fianca 

Di  lui  5  Tempia  sì  fvelga ,        alla  gente  l 
Cef^  A  ine  la  vita  fifone  in  dife fa 

Prima  rogh'er  conviene . 
Cat.  Temerario . 

Emi.  Lh s'uccida.  i^M^^UCamm^»^: 
ì*q:v  D  z  Mar. 


75  A    T   T  O 

Mar^  Padre  pietà  . 

Cat,  Deponi  il  brando  .  a  Ctfar^.  . 

Cef.  [I  brando 

lo  non  cedocosì .  s'ode  di  dentro  rt^niore  , 
Emù  Qua!'  improvifo 

Sctepiioafcolco  I 
Cat.  E  di  quai  grida  intorno 

Rifuonan  quelle  mura  ! 
Mar.  Che  fia  ! 
.  Cef.  Non  paventar . 

Emi.  Troppo  il  tumulto        crefce  il  rumore 

Signor  fi  avanza 
Af^^rl  A  i  replicati  colpi 

Crollano  i  fa^  • 
Cat.  Infidia  équefta  .  Ah  prima 

Ch'altro  ne  avvenga ,  ali*  onor  mio  Ci  ferva 

L'empia  figlia  uccidete , 

Difarmate  il  tiranno ,  io  vi  precedo  • 
^lla  gentQ  . 

s  e  E  N  A  IX. 

Fulvio  con  gente  armata ,  che  gettati  a  terra 
i  ripari ,  entra  ,  0  d^fti . 

Fui.  V  Eni  te  amici  • 
Mar.^ed       )     r--  ti 

Cat.  Numi  che  vedo! 

Fai.  Cefare ,  air  armi  noflre 
Utica  apri  le  porte ,  or  puoi  ficarc 
God^r  della  victorÌ4é  :■■à^^P'^'' 


T   B    R   Z   O  •  77 
Cut.  Ah  fi  a  m  traditi . 

Ceh  Corri  amico  ,  e  raffrena         a  Fulvio  . 

La  militar  Itcenza ,  io  mm  vogUo 
.    Non  trionfare . 

Emi.  Inuai  ferro  •  g^^ta.  Uffada^ 

Uar.  Oh  De/* 

i'/i/.  Parte  di  voi  rimanga 

Di  Cefare  in  difefa  .  tmilia  addio  ; 
Emi.  Và  indcgao.  ^ 
Fui.  A  Roma  io  fervo  >  e  al  dover  mio  • 

parte  Fdvìo  ,  e  renana  alcune  guar-^ 
die  con  Cefare» 
Cef.  Catone  >  io  vincìtor  ... 
Cat.  Taci ,  k  chiedi  ^ 
CiVio  ceda  il  ferro,  eccolo,  un  tuo  comando 

gettala  fpada. 
Udir  non  voglio . 
Cef.  Ahnò,tornial  tuofiaac^i 

Torni  rilFuftre  acciar . 
Cat.  Sarebbe  un  pefo 

Vergognofo  per  me  quando  é  tuo  dono . 
Mar^  Caro  Padre  • . . 
Cat.  T'accheta  . 

Il  mio  roffor  ai  fei  • 
Mar,  Si  plachi  almeno 

Il  cor  d'Emilia . 
Emi.  Il  chiedi  in  vano  . 
Cef.  Amico  à  Catone  • 

Pace  pace  una  volta . 
Cat.  In  van  la  fperi . 

Mar.  Ma  tu  che  vuol  ?  ad  Mmilia . 

Emi.  Viver  fra  gii  od/ré  Tire  . 

■  1>  3  ^  Cef. 


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73  A   T   T  O 

Ccf.  Ma  tu  che  brami  ?  a  Catone. 

Cat.  Il)  libertà  morire. 
Mar*       Deh  in  vita  ti  ferba  .         a  Catone. 
Ce/.         Deh  fgon>bra  PafFanno ,      ad  Emi. 
Cat.  .      Ingrata ,  fuperba .  aMar'T^ìa. 
Emi.       Indegno  ,  Tiranno  ♦  a  Cefare  • 

Ccf.        Ma  t'offro  la  pace .  a  Catarie . 

Cat,         Il  dono  mi  fpiace  • 
Mar.       Ma  l'odio  raffrena .         ad  Emilia. 
pEmi.       Vendetta  fai  voglio , 
Cef.         Che  duolo  ! 
Mar.       Che  pena! 
Emù        Che  fafto  ! 
Cat.        Che  orgoglio  ! 
Tutti       Pili  ftrane  vicende 

La  forte  non  à  . 
Mar.       M'oltraggia^  m'ofFend  dafe. 

Il  padre  fdegnato  . 
Cef.         Nen  cangia  penfkro        wrfo  Cat. 

Qiiel  core  oftinato . 
Emi.      .  Vendetta  non  fpcro  .  dafe. 
Cat.        La  figlia  é  ribelle  •  dafe. 
Tutti       Che  voglian  le  Stelle 
'    Qutft*a!ma  non  sà  • 

Deh&c.  fartono* 

 L  rio^^^iM  • 


se  E- 


TERZO. 


S  C  E  N  A  X. 
Luogo  magnifico  nel  foggiorno  di  Catone . 

lArbace  con  fpada  nuda  ,  e  alcuni  feguacl ,  poi 
Fulvio  dal  fondo  pa  rimenti  con  fpada 
nuda  5  e  [equità  di  Cef ariani  • 

^r&.T^  Ove  mai  ricci  mio ,  (  no , 

jL/  Dove  mai  fi  alò  r  m'afftetto  ir*  \g*. 

Ne  pur  qui  Io  ritrovo  •  Oh     .  .  già  tutu 

Di  nemiche  falangi  Ucica  é piena. 

Compagni ,  araici  ,  ah  per  pietà  li  cerchi 

Si  difenda  il  mio  ben  •  Ma  già  s'a va  uà 
vedendo  venir  Fulvio . 

Fulvio  con  Tarmi.  Ardir  miei  fidi^  andiaina 

Contro  lo  ftuolo  audace 

A  vendicarci  almcn  , 
Fui  Fermati  Arbace  • 

Il  Dittator  non  vuole 

Chi  i\  pugai  con  voi .  DI  fna  vit cor i  i 

Altro  frutto  non  chiede  , 

Che  la  voftra  amirtà  s  la  voftra  fede  • 
^rb.  Che  fede  ,  che  amiftà  ?  tucco  é  perduto 

Altra  fpeme  non  rcfta  .  ^ 

Che  terminar  la  vita  , 

Ma  con  l'acciaro  in  man  . 

S  C  E  N  A  X\. 
Fmilia  e  ùnti . 
Emi.  Q  Rinc-pe  aita  •  ai  Orbace  . 


^  ATTO 
Zmì.  Muore  Catone . 
Fui.  Echiracdde? 
Emi»  Si  ferì  di  fua  mano  • 
^rb.  E  niuno  accorfe 

Il  colpo  a  trattener  ? 
Em'u  La  figHa^ed  io^ 

Tardi  giungemmoiil  brieve  acciar  di  pugno 

Laibiò  rapirfi ,  ailor  però  che  immerfo 

Irebbe  due  volte  m  feno  . 
Arb.  Ali  pria ,  che  muora 

Si  procuri  arreftar  Taloia  onorata  • 
atto  di  partire  . 
jPut.  i  Lo  fappia  il  Dittator  .  )       parte  Fui. 

SCENA  XIL 

Catone  ferito  r  Mar':;}  a  e  Detti 

€at.  T  Afdarni  ingrata  .  a  Mar* 

Màr.  L  Arbace>  Emilia  • 
Arb.  Oh  D*.*  ' 

Che  facefti  o  Signore  ? 
€at.  Ai  Mondo  ,  a  voi 

Ad  evitar  la  fervitude  infegno  • 
Emi.  Alla  piecofa  cura 

Cedi  de  tuoi  i 
A  rb .  Penìa  ove  lafci  5  €  come 

Una  mifera  figlia  • 
Cat.  Ah  Tempio  noqne 

Tacete  a  me ,  fol  quella  indegna  ofcuf  a 

La  gloria  mia . 
mar  .  Che  crudeltà  !  deh  afcolta 

Iprle- 


'  TERZO.  8t 

I  prìeghi  miei  .  ^  Catone. 

Of.  Taci . 

Mar.  Perdono  o  Padre ,  s'ingìmcchk  • 

Caro  padre  pietà .  ^^^uefta  che  bagna 
JDi  lagrime  il  tuo  piede  è  pur  tua  iiglia  t 
Ah  volgi  a  me  le  ciglia  , 
Vedi  almen  la  mia  pena 
Guardami  uiu  fol  volta ,  c  poi  mi  fvena  Z 
hrb.  Placati  alfine  ,  a  Catone . 

Cat.  Or  feriti  .  a  Mar'^U  ... 

Se  vuoi  cheTombra  mia  vada  pUcaca 
Al  fuo  farai  foggioroo  ,  eterna  fede 
Giura  ad  Arbace  t  e  giura 
Ali'oppreflore  indegno 
Della  Patria ,  e  del  Mondo  eterno  fdegno  • 
-  Af^r.  (  Morir  mi  fento .  ) 
Cat.  E  peafi  ancor  ?  conofco 

L'animo  avverfo.  Ah  da  coftei lontano 
Lafciacemi  morir .  • 
Mar.  Nò  padrt ,  afcolca ,  S'al^^  f 

Tutto  f  irò  .  Vuoi  che  ad  Arbace  io  fcrbi  ^ 
Eterna  fé  r  la  feiberò .  Nemica 
Di  Cefare  mi  vuoi  PdeH'bdio  mio 
Contro  lui  ti  aificuro . 
Cat.  Giuralo  .  .■.J 
Mar.  Oh  D. . .  sù  quefta  man  Jo  giuro  , 

prende  la  mano  di  Catone  e. la  bacia-M  ^ 
Arb.  Mi  fa  pietà  .  / 
£w/.  (Che cangiamento  !  )  ^i. 
Cat.  Gr  vieni 

Catone  abbraccia^      tiene  Marcia 
^W^i^'^fer'mam'imu  stU  ^"-^tó^^ 

Frà 


gi^  A   T   T  .  . 

^Frà  qiieftc  braccia ,  c  prendi  ■^^T^^^^ 

Gli  Ultimi  ampleflj  mieijfiglii  Infelice  •  ■ 

Son  padre  alfine ,  e  nel  momenco  eftrimo 

Cede  a  i  moti  del  fangue 

La  mia  fortezza .  Ah  non  credea  lafciarti 

In  Afncacosi 
Mar.  Mi  fceppia  il  core . 
Arè:  Oh  Dci  ! 
€4^.  Marzia  5 14  Vigore 

Sento  mancar. 
Emi.  Vacilla  ri  pie  •  Catone  ftede  » 

CaU  Qualgielo 

Mi  fcorre  per  k  vene .  ^  Catone  fvtene. 
Mar.  Scccorfo  Arbace  ilgenicor  già  (Viene. 

SI  vedono  venir  Ce/are^  e  Fulvio  dalfond^^ 
^rh.  Non  ti  avvilir,  la  tenerezza  opprime 

Gli  fpiriti  fuoi . 
?./i^r.  Configlio  Emilia  • 
'£nn.  Arriva 

Cefare  a  noi . 
Mm  Miferame! 
Arb.  Che  giorno 

E  qucfto  mai  ! 

SCENA  xin.  I 

€efare  poi  Fulvio  con  numero fo  feguito 
e  Detti . 

f^  T  r  ive  Catone  ? 
Arb  V  Ancora 

Lo  (cìba  il  Ciel .  ^ù^^ì^uì 
€ef.  Per  mancenerio  in  vita  . .  .  0  r 

v,.;'^  Tur-  I 


T  E    R   Z   O.  8^ 

Tutto  fi  adoprì ,  anche  il  mio  fangueifteflb* 
Mar.  Parti  Celare  parti , 

Non  accrefcernii  affanni . 
Cat.  Ah  figlia  • 
Arè.  Al  labro 

Tornai! gli  accenti. 
Cef.  Amico  vivi ,  e  ferba 

Cefareft  apprejfa  a  Catone  ,  e  lofoflkne . 

Alla  patria  uiVHroe . 
Cat.  Figlia  ritorna 

Catone  prende  per  mano  C  efare  credette 
dolo  Mar'^^ìa  . 

A  quefto  fen  •  Stelle  ove  fon  !  chi  fei  ? 
€ef.  Stai  di  Cefare  in  braccio . 
Cat.  Ah  indegno  .  E  quando 

Andrai  lungi  dame? 

tenta  dì  al^^ar/ì  ^  e  ricade  • 
Cef.  Placati,  ^ 
Cat.  lo  voglio  . .  •  •  ^  A^^i 

Manca  il  vigor ,  ma  Tira  mia  richiami  ^  - 

Gli  fpiri.i  al  cor .  ral:(a  da  federe . 

JMar.  Reggiti o  padre. 
Cef  E  vuoi 

Morir  cosi  nemico? 
Cat.  4nima  rc^ 

10  moro  s:  r  ma  della  morte  mia 
Pocf)  godrai .  La  lib-rtadc  opprefla 

11  fuo  vin  lire  avrà  ;  pa]pi.a  ancora 
Lagrand'alma  di  Bruco  in  qiulche  petto . 
Chi  sa  .... . 

Mb.  Tu  manchi . 

Ew/.  OhDé.t    :■.  :mì-m:^ 


84      .  ^      ATT  O 

Cat.  Chi  sa  ,  lontano 

Forfè  il  colpo  non  è  ,  per  pace  akriu 
UafFrecti  il  Cielo,  e  quella  man  che  meno 
C  redi  infedel  >  quella  ci  fqiurci  ii  feno  . 

TtiL  (  L'infulca  anche  morendo .  ) 

Cat.  Ecco ...  al  m:o  ci^io. . . 
Già  langue  ...  il  dì  • 

Ce/'.  Roma  chi  perdi  ! 

Cat.  Altrove  . . . 

Portatemi ...  a  morir . 
^J^ar.  Vieni . 

Emi.  &  i\rb*  Che  affanno! 
Cat*  Nò  5 . ,  non  vedrai . .  .riranno . . 
Nella . . .  morte  . .  •  vicina  . . . 
Spirar  .  • .  con  me  . . .  h  libertà  . . .  Latina  . 
Catone  fofìenuto  da  Mar';^ia ,  e  da  hxbace 
entra  morendo. 
Cef.  Ahfecoliar  mideve 
I  giorni  di  Cacone  il  Tetto  ,  il  trono , 
Ripigliatevi  o  Numi  il  voftro  dono  • 
gettali  lauro. 


FINE: